Una candidatura nata dal basso, fuori dalle segreterie e prima delle trattative romane. A Reggio Calabria cresce il sostegno a Carmine Fotia, giornalista, scrittore ed ex vicedirettore di La7, indicato da iscritti, simpatizzanti ed elettori come possibile candidato unitario del centrosinistra alle elezioni suppletive della Camera. È stato Il Riformista, la settimana scorsa, a lanciare per primo la notizia della corsa di Fotia. Si torna alle urne perché Francesco Cannizzaro, eletto nel 2022 nel collegio uninominale Calabria 5, si è dimesso da deputato dopo essere diventato sindaco di Reggio Calabria. Trattandosi di un seggio uninominale, non è prevista la surroga: il successore deve essere scelto dagli elettori.

Cannizzaro ha presentato le dimissioni il 13 luglio. La candidatura di Fotia non è stata decisa dai partiti. È emersa dalla società civile e ha raccolto, secondo quanto riferisce lo stesso giornalista, consensi molto trasversali, arrivati sia pubblicamente sia attraverso interlocuzioni private. L’obiettivo è offrire a Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione, socialisti e Spazio Pubblico un nome capace di tenere insieme l’intero fronte democratico. Per una volta, insomma, il candidato unitario ci sarebbe già. Restano da conoscere le intenzioni dei leader: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono pronti a raccogliere una proposta proveniente dal territorio oppure ricomincerà il consueto negoziato tra sigle, correnti e veti? Il centrodestra sembra orientato verso Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia e avvocato della Fininvest, considerato vicino alla famiglia Berlusconi. Un profilo romano-milanese, espressione dei vertici nazionali del partito. Fotia, al contrario, rivendica di essere un reggino doc, orgoglioso delle proprie radici e del legame mai interrotto con la città.

È questa la prima linea di frattura politica: da una parte una candidatura selezionata negli equilibri nazionali di Forza Italia; dall’altra una proposta partita dal territorio, attorno alla quale potrebbe ricomporsi il centrosinistra. Poi ci sono i numeri. Una simulazione costruita sui risultati del 2022 e sugli attuali rapporti di forza – non un sondaggio – indica una partita contendibile. Il centrodestra con Roscioli si collocherebbe intorno al 43-45 per cento e partirebbe dalla forza del seggio conquistato da Cannizzaro. Potrebbe però perdere tra i tre e i cinque punti se Roberto Vannacci decidesse di presentare autonomamente Futuro Nazionale. Un campo largo completo, raccolto intorno a Fotia, potrebbe invece raggiungere una forbice compresa tra il 47 e il 51 per cento. La simulazione somma il potenziale di Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e delle altre componenti progressiste, socialiste e civiche. In questo scenario Fotia partirebbe avanti di due-quattro punti su Roscioli. Ma la condizione è una sola: l’unità. Se il centrosinistra si divide, se il centro riformista non si mobilita, il centrodestra conserverà un vantaggio strutturale. Se tutta l’opposizione a Meloni correrà compatta con Fotia, la suppletiva cambia natura e diventa il primo vero test nazionale della coalizione. Stupisce che Elly Schlein e Giuseppe Conte non abbiano ancora rotto gli indugi.