Esteri
Raid incrociati Iran-Stati Uniti. Teheran si appella agli Houthi: “Pronti a chiudere il Mar Rosso”
I raid incrociati tra Iran e Stati Uniti sono continuati anche ieri. Centcom, il comando Usa che si occupa delle operazioni nell’area mediorientale, ha annunciato di aver colpito “centri di comando, siti di difesa aerea, sistemi missilistici e droni, nonché strutture di sorveglianza costiera, al fine di indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare i marinai innocenti a bordo delle navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz“.
Teheran, dal canto suo, ha scatenato la sua rappresaglia su tutta la regione. I Pasdaran hanno rivendicato lanci di missili e droni contro basi americane in Kuwait, Bahrein e Giordania. Nel sud dell’Iraq, vicino al terminal petrolifero di Bassora, un drone è caduto su una petroliera. Anche se altre fonti dicono si sia trattato di una portacontainer che trasportava automobili di fabbricazione americana partita dagli Emirati Arabi Uniti. E, come ha riportato Al-Jazeera, il generale Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando unificato Khatam al-Anbiya, ha detto che se Donald Trump colpirà le infrastrutture iraniane, allora “tutte le infrastrutture della regione saranno schiacciate sotto i colpi delle potenti forze armate della Repubblica islamica dell’Iran”.
Questa non è l’unica minaccia in arrivo da Teheran. Ieri l’agenzia Reuters, citando fonti iraniane di alto livello, ha rivelato che la Repubblica islamica ha chiesto agli Houthi in Yemen di tenersi pronti a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb qualora gli Usa dovessero colpire le infrastrutture energetiche iraniane. Da tempo lo Stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden viene visto come un possibile nuovo fronte di questo conflitto regionale. Lo stesso ex presidente russo Dmitri Medvedev, quando è sbarcato nella Capitale iraniana per il funerale dell’ex Guida suprema Ali Khamenei, aveva suggerito che quel “collo di bottiglia” potesse essere un’arma di riserva dopo Hormuz. I miliziani filoiraniani avrebbero già dispiegato missili e droni sugli altopiani vicino allo Stretto. “Chiunque abbia un fucile in grado di sparare può interrompere il traffico marittimo. Non servono missili sofisticati per interromperlo”, ha detto la fonte a Reuters. E la minaccia arriva in una fase in cui sembra ancora difficile capire i limiti di questa crisi regionale che, al momento, non sembra affatto vicina alla sua conclusione.
Ieri sera le forze americane hanno di nuovo colpito l’isola di Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz. Secondo il Wall Street Journal, Trump starebbe valutando l’ampliamento delle operazioni militari in Iran. Un’ipotesi già descritta nelle ore precedenti dal portale Axios. Secondo il quotidiano americano, il presidente degli Stati Uniti avrebbe in questo momento tre opzioni: aumentare il ritmo e l’intensità dei raid contro i siti energetici, inviare truppe di terra sull’isola di Kharg (fondamentale hub petrolifero iraniano) o lungo le coste vicine a Hormuz; bombardare i tunnel di Pickaxe Mountain. Un luogo, quest’ultimo, dove l’intelligence Usa ritiene che ci siano attività nucleari segrete. Mentre ieri il ministero degli Esteri iraniano ha rilasciato un comunicato molto chiaro. Il governo Usa, ha detto la diplomazia di Teheran, “ha nuovamente tradito la diplomazia e, mancando di rispetto ancora una volta al meccanismo di mediazione, ha violato e reso inefficaci tutte le componenti dell’accordo di cessazione della guerra”. E, per questo motivo, l’Iran “utilizzerà tutte le proprie capacità per difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale” e “non mostrerà alcuna indulgenza”.
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