Paolo Bellini come Luca Palamara. Bellini è un impiegato dell’ATM l’azienda milanese dei trasporti al centro dell’inchiesta per tangenti dove sono state appena arrestate 13 persone. Sembra, a leggere molti resoconti giornalistici e titoli (in molti leggono solo quelli), che il funzionario abbia fatto tutto da solo. Esattamente come Luca Palamara l’ex presidente dell’Anm ed ex componente del Csm trattato come la “mela marcia” per antonomasia ed espulso dal sindacato dei magistrati senza rispettare nemmeno il suo diritto a essere sentito. Palamara sostiene di averne piazzati 84 tra i quali i capi di molti uffici giudiziari. Sulle nomine in questione lui aveva messo la propria impronta anche votando chi stava per vincere, nonostante fosse diverso dal candidato appoggiato originariamente. Insomma, un furbo. Bellini trattava lui, che non aveva neanche la qualifica di dirigente, con tutte le aziende interessate agli appalti dell’Atm per 150 milioni di euro, una cifra enorme.

E di una di queste ditte, la Ivm, captato dalle cimici il funzionario si era vantato di essere socio occulto e di poter contare su un ufficio al suo interno. Contava, inoltre, su varie “talpe” che gli fornivano informazioni che poi lui provvedeva a girare alle ditte interessate alle gare al fine di favorirle per poi incassare. A Bellini sono stati sequestrati 67 mila euro di cui 17 mila in contanti e 50 mila presso una società nella sua disponibilità. Bellini aveva come Palamara molti complici e soprattutto si giovava sempre, come il magistrato, di un sistema dove non funzionavano gli anticorpi e i controlli.

Gli inquirenti sostengono che in pratica si faceva fatica a trovare una gara d’appalto regolare. E qui, al di là delle responsabilità penali, emerge un quadro di responsabilità politiche dal quale tutti gli interessati sembrano tirarsi fuori, a cominciare dal sindaco Beppe Sala. Atm è una società partecipata dal Comune. Presentare la nuova “tangenti story” come un one man show significa non voler ricostruire le ragioni di un fenomeno che a trent’anni di Mani pulite si ripresenta tomo tomo e cacchio cacchio, anche se adesso i soldi illeciti non sono per i partiti ma per le fortune e le spese personali come quelle di Bellini, che deve pagare gli studi della figlia a Bologna. Ma Bellini è solo uno che ne approfittava perché c’era un sistema che glielo permetteva. Roba politica, come sempre.