Sono le 4.37 di lunedì 9 dicembre quando, al culmine di uno sciame sismico iniziato alle 20.38 di domenica, nel Fiorentino, in Mugello, la terra trema per una scossa di magnitudo 4.5 della scala richter. L’epicentro è nel territorio comunale di Scarperia San Piero a Sieve, con ipocentro a 9 chilometri di profondità. La scossa viene avvertita dalla popolazione anche nel capoluogo toscano, a Prato e a Pistoia. I centralini della sala operativa della protezione civile dell’Area metropolitana di Firenze, così come quelli dei vigili del fuoco iniziano a squillare ininterrottamente: alla fine saranno oltre 400 gli interventi per verifiche sulle lesioni degli edifici.

La popolazione di molti paesi mugellani, da Barberino a San Piero a Sieve, da Scarperia a Borgo San Lorenzo, tutti interessati dallo sciame sismico, si riversa in strada. Immediatamente si mette in moto la macchina dei soccorsi. A Firenze, nella sala operativa congiunta di protezione civile, presso l’Olmatello, viene installato il centro coordinamento soccorsi per seguire tutti gli avvenimenti in relazione al terremoto. Verifiche vengono effettuate anche nelle province di Prato, Pistoia. Anche la cupola del Brunelleschi, a Firenze, viene controllata attentamente dai tecnici del Museo dell’Opera del Duomo.

DANNI LIMITATI E NESSUN FERITO – Dalle prime informazioni che arrivano dai comuni mugellani, dove dalle 5 già operano vigili del fuoco, anche con droni ed elicotteri, volontari della protezione civile e forze dell’ordine, si capisce che, per quanto grande sia stata la paura, i danni sono limitati e nessuna persona è rimasta ferita. Le zone maggiormente interessate dagli effetti del sisma sono il centro di Barberino, la frazione barberinese di Galliano e Sant’Agata, nel comune di Scarperia e San Piero a Sieve. “Abbiamo sentito una bella botta”, racconta Paolo Omoboni, sindaco di Borgo San Lorenzo. Che poi aggiunge: “C’è stata molta paura e le persone si sono riversate subito in strada. La scossa più potente è stata accompagnata da un boato e da un dondolio di alcuni secondi”. Secondo gli esperti, in considerazione della natura dell’evento della scorsa notte, tipico dell’assetto tettonico del Mugello, non è da escludersi che lo sciame sismico (sono oltre 100 le scosse già registrate) possa andare avanti ancora per settimane. La faglia interessata è un segmento di quella del terremoto che colpì il Mugello proprio 100 anni fa, nel giugno del 1919, causando oltre 400 morti.

Intanto, in tutti i comuni del Mugello, come prima misura precauzionale, viene decisa la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Viene sospeso anche il traffico ferroviario sulle linee AV Bologna – Firenze, Bologna – Prato convenzionale, Prato – Pistoia, Firenze – Empoli, Firenze – Faenza, Firenze – Arezzo convenzionale e sulla direttissima Firenze – Roma fra Firenze e Valdarno, con inevitabili ritardi e disagi per i passeggeri. In mattinata viene riaperta la tratta dell’Alta Velocità e successivamente le linee regionali.

“Fin dalla scossa delle 4,37 c’è stata subito una reazione delle unità di pronto intervento della protezione civile e dei vigili del fuoco e abbiamo subito fatto il punto della situazione”, sottolinea Dario Nardella, nella sua veste di sindaco della Città metropolitana di Firenze, prima di lasciare la sede della protezione civile fiorentina per andare a Barberino del Mugello, il comune dove si sono registrati i maggiori danni, per una riunione operativa con i sindaci del territorio, il presidente della Toscana Enrico Rossi, il prefetto Laura Lega e rappresentanti di protezione civile, vigili del fuoco e forze dell’ordine. “Sono già partite le verifiche di agibilità”, fa sapere il governatore della Toscana con un tweet di primo mattino. E al termine della riunione del centro operativo comunale della protezione civile a Barberino del Mugello, viene annunciato dal sindaco Nardella che dalle verifiche su tutti i ponti della viabilità provinciale, che è quella più articolata in Mugello, oltre che sui viadotti della Firenze-Pisa-Livorno, è emerso che “la situazione è normale e non ci sono condizioni di rischio per chiudere ponti”. A Barberino vengono dichiarati inagibili l’intero edificio del municipio, la caserma dei carabinieri forestali e la chiesa di San Silvestro. da dove vengono prelevate le opere d’arte che vengono trasferite a Firenze. Danni vengono segnalati in altre chiese del territorio, tra cui quella di san Bartolomeo di Petrona, nel comune di Scarperia, dove è crollata la volta interna. e il convento di Bosco ai Frati a San Piero a Sieve.

GLI SFOLLATI – Ma l’emergenza più immediata è quella che riguarda gli sfollati. In particolare, a Barberino il sindaco emette un’ordinanza per l’evacuazione, a scopo precauzionale, di alcune strade del centro cittadino, delimitando una zona rossa: sono 236 gli abitanti che non possono rientrare nelle loro case fino a nuova disposizione di protezione civile. Nel giro di poche ore vengono approntate strutture d’emergenza per accogliere gli sfollati. Le aree allestite o in corso di allestimento a Barberino sono la palestra della scuola Mazzini (all’interno 70 posti predisposti dal Centro Assistenza di Pronto Intervento gestito dalla Prefettura di Firenze e dalla Protezione Civile, all’esterno tenda sociale della Regione, con punto ristoro, per altri 30 posti letto) e una tensostruttura nell’area Circo, presso gli impianti della Rifle, con 120 posti. All’autodromo del Mugello, nel comune di Scarperia, vengono garantiti da 40 a 250 posti letto in aree coperte e riscaldate. Quindici posti vengono allestiti anche nella palestra della scuola di Scarperia San Piero e altri 15 posti presso la scuola elementare Leonardo da Vinci di Borgo San Lorenzo. Per le persone allettate o con gravi patologie previsti 25 posti letto presso la residenza sanitaria “San Francesco”, in località Senni, a Scarperia.

“C’è un livello molto alto di capacità d’intervento da parte dei sindaci e della Protezione civile, lo Stato e i volontari ci sono e continuano a esserci”, osserva Rossi. “Una riflessione più generale deve però essere fatta dallo Stato – conclude il governatore – perché ciò che occorre è un piano pluriennale di messa in sicurezza dal rischio sismico di tutto il territorio nazionale. Non è possibile che ogni anno si debba rincorrere un’emergenza. Noi in Toscana abbiamo fatto tutto e più di ciò che potevamo per la sicurezza sismica. Ma senza un piano nazionale e cospicui e necessari finanziamenti non si possono risolvere i problemi alla radice”.