“Dopo il terremoto in Albania, qualche voce di attesa su un possibile terremoto nel Mugello era trapelata nella categoria, perché le spinte costali sono più o meno le medesime, e quel sisma è stato rilevatore di un’area di tensione piuttosto elevata e che, dopo tanto tempo di inattività, qualcosa si era mosso. E tra i sismologi c’è chi ha detto di aspettarsi qualcosa nel Mugello”. Così il geologo toscano Vittorio Doriano, già vice presidente del Consiglio nazionale dei geologi.

Il terremoto di magnitudo 6,4 avvenuto un secolo fa nel Mugello “dà la misura della magnitudo che possiamo aspettarci in questa zona”, anche se “è impossibile fare previsioni” e considerando la grande incertezza degli elementi basati sulle ricostruzioni storiche. Lo ha detto Gilberto Saccorotti, della sezione di Pisa dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il terremoto avvenuto un secolo fa è stato “uno dei più importanti terremoti italiani del XX secolo – ha rilevato l’Ingv in una nota e anche uno dei più forti ad oggi conosciuti con epicentro nell’Appennino settentrionale”.

Non è comunque l’unico al quale stanno guardano gli esperti dell’Ingv: altrettanto e forse più interessante è quello avvenuto nel 1542 in un’area più vicina a quella del sisma di oggi. Quel terremoto del 1919 ci insegna comunque che “la faglia che lo ha causato è abbastanza grande da generare terremoto di quella magnitudo, anche se la stima dell’epicentro è soggetta a incertezze importanti perchè basata su ricostruzioni da fonti storiche”, che non reggono il confronto con la precisione degli strumenti attuali. “Quel terremoto – ha aggiunto – ci ha inoltre insegnato in quale contesto dobbiamo inquadrare il Mugello e che dobbiamo lavorare sulla prevenzione”.

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Intanto la Società Geologica italiana ha organizzato per sabato 14 dicembre a Borgo San Lorenzo il convegno “Il terremoto del 29 Giugno 1919 e la sismicità in Mugello”, che rappresenta l’evento di chiusura delle celebrazioni del centenario del terremoto del Mugello 1919-2019 e avrà come oggetto, oltre al medesimo terremoto, la sismicità del territorio e gli studi in corso per migliorarne la comprensione.

“Nuovi sciami sismici – affermano dalla Società Geologica Italiana – ci ricordano che l’Italia è un paese ad alto rischio. La sua natura geologica e la sua posizione nel complesso puzzle geodinamico del Mediterraneo inducono a riflettere sulle politiche fino ad ora adottate sui temi ambientali e finalmente avviare questo Paese verso la strada della prevenzione”.

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