L’Italia è una delle aree al mondo con il più alto rischio legato al territorio. La probabilità di frane, vulcani, sismi e anche tsunami non è da sottovalutare. Eppure i cittadini e le Istituzioni sembrano essersi assuefatti e non dare il giusto peso ai concreti pericoli che si sono aggravati negli ultimi anni per l’azione smodata dell’uomo sul territorio, con un sfruttamento eccessivo e un popolamento di persone e costruzioni fatte senza tener conto della conoscenza del territorio anche da un punto di vista geologico.

In questo reportage gli esperti raccontano quali sono i rischi e quali le proposte sul da farsi, tra fondi pubblici già investiti ma solo a spot, tagli alla ricerca e la cartografia geologica ferma oramai da 20 anni. Tutto ciò che i geologi hanno da dire non è solo legata alla prevenzione del rischio, ma anche alla conoscenza delle risorse per cui l’Italia è molto indietro. “Il Madagascar ma in generale anche i paesi più poveri del mondo hanno una forte attenzione per lo studio e la cartografia geologica – ha detto Vincenzo Morra, Professore di petrologia e petrografia dell’Università Federico II di Napoli – Perché queste informazioni rappresentano una vera e propria ricchezza”.

LO SCENARIO

Il rischio idrogeologico – Secondo i dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015) ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità. Aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane (+2,9% rispetto al 2015) e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio (+4%). Questi numeri sono legati a un miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti. Complessivamente risulta che il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.

Il rischio vulcanico – Poi ci sono i vulcani, che sono possono essere prevalentemente effusivi, come quelli siciliani, oppure fortemente esplosivi, come quelli dell’area Napoletana. “Le eruzioni effusive – ha spiegato Giuseppe De Natale Dirigente di Ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – avvengono principalmente con colate di lava o al massimo con fontane di lava, ma non costituiscono un grande rischio per la popolazione. Fanno eccezione alcune eruzioni dello Stromboli e quelle di Vulcano, che hanno esplosività maggiore”. Per intenderci, il rischio più alto per tali vulcani è più per i territori che per la popolazione. Lo Stromboli negli ultimi anni si sta facendo sentire sempre di più e comincia a porre dei rischi. Ma i vulcani più pericolosi e capaci di esplosioni più forti sono certamente quelli dell’area napoletana. Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia sono infatti tra le zone più pericolose al mondo, come spiega Vincenzo Morra. Un rischio aumentato dalla densità di popolazione con circa 3 milioni di persone che vivono entro 20 km da una possibile bocca eruttiva.

 

 

Il rischio sismico – L’Italia è una zona geologicamente molto giovane e quindi fortemente caratterizzata da fenomeni sismici e vulcanici. Nessuno può dimenticare le grandi stragi in termini di vittime e strutture che hanno provocato terremoti come quello in Irpinia (1980), in Abruzzo (2009), in Emilia (2012), a Amatrice (2016) e il più recente a Ischia (2017). E continuamente si ripetono notizie di scosse più o meno forti soprattutto a ridosso della catena Appenninica e dell’arco Alpino, Alpi Orientali in particolare.

Non si tratta di terremoti di magnitudo estrema, come avvengono in altre parti del mondo, ad esempio Giappone, Cile, Indonesia. Eppure i danni che provocano sono consistenti a causa dell’inadeguatezza delle strutture. Fare prevenzione si può, a partire dai singoli cittadini, che possono far verificare da esperti i propri edifici, facendoli poi adeguare sismicamente nel caso ce ne fosse bisogno. Il “Sisma bonus” potrebbe essere un buon incentivo a procedere.

Che fare? – I territori Italiani sono costantemente monitorati da Ispra, Ingv, Protezione Civile ma la previsione dei rischi geologici non è una scienza esatta e non è possibile prevederli con precisione. I ricercatori stanno studiando il modo e le tecniche per migliorare tale capacità ma intanto fanno proposte pratiche su come cercare di limitare i danni in tempi non sospetti. Così l’Ordine dei Geologi della Campania ha messo online l’app GeoRisk per consentire a tutti i cittadini di conoscere in modo semplice tutti i rischi del territorio a livello nazionale. “Insieme a ricercatori di altre istituzioni stiamo studiando una proposta di evacuazione realmente fattibile, per la pericolosa zona rossa napoletana”, ha detto De Natale. Intanto la Società Geologica Italiana lancia l’allarme: solo il 40% dell’intero territorio nazionale è mappato dalla Carta Geologica aggiornata. “Il lavoro è fermo da 20 anni vittima dei tagli – ha detto Fabrizio Berra, docente di Geologia alla Statale di Milano – Continuarlo è una scelta irrinunciabile che porterebbe vantaggi a tutta la collettività”.