Groningen, Paesi Bassi. Olaf è amico per la pelle di W., sono giovanissimi e cercano la vita ovunque. Si sono incontrati ed è scoccata un’amicizia di quelle che confinano con l’amore, ne è nato un legame totale. Olaf racconta le scoperte e le emozioni dei due, birre e qualche sniffata, esalta W., un giovane Holden più misterioso – infatti non se ne fa il nome. Viaggiano – Francia, la Garfagnana (che luogo insolito) – si inseguono, giocano. In questo idillio giovanile però a un certo punto W. scompare definitivamente. Il perché non si sa.

Il passato insegue Olaf, il fantasma di W. è nell’aria, ma dove? Olaf non possiede gli strumenti per ritrovarlo. Neppure Internet, che pure arriva ovunque. Neppure nei meandri più reconditi della Rete dove Olaf scova una specie di opera di W., un file nascosto — “Il sarcofago dello spasso” — ricolmo di frammenti digitali: testi, immagini, haiku e meme. Un labirinto che costringe Olaf (e il lettore) a braccarne le tracce digitali per ricomporne l’immagine, senza venirne a capo. Internet non serve a recuperare il passato: «Noi pensiamo di chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi».

Questo primo romanzo dell’olandese Tiemen Hiemstra, che è diventato subito un fenomeno letterario, intitolato semplicemente “W.” (traduzione di Dafne Paris, Adelphi), è il classico romanzo di formazione a metà tra realtà e fantasmagoria: dentro ci sono i rapporti tra questi “giovani d’oggi” – siamo in Olanda e poi in Belgio ma potremmo essere a Londra o a Palermo – innervati da forze sotterranee, psicologicamente immateriali. Un labirinto di sensazioni enigmatiche, come il legame tra i due amici: così fisico e al tempo stesso così sfuggente. «Per vedere il mondo bisogna distogliere lo sguardo», scrive Hiemstra. Olaf fa esattamente il contrario per tutto il romanzo. Non riesce mai a distogliere lo sguardo da W. Lo ricorda. Lo analizza. Lo cerca. Ingrandisce fotografie. Scorre file. Interroga persone. Torna sui luoghi. Rilegge le lettere. Forse proprio per questo non riesce mai veramente a vederlo.

“W.” è dunque un romanzo sulla scomparsa, ma anche sulla nostra goffa e commovente incapacità di accettarla. Olaf cerca l’amico perché non sa fare altro. E noi lo seguiamo perché, mentre cerca W., Olaf finisce per cercare qualcosa di molto più familiare: quella parte della nostra vita che credevamo perduta e che, nonostante fotografie, archivi, messaggi e infinite copie digitali, nessuna tecnologia è davvero capace di restituirci. W. si caratterizza come una grande figura letteraria proprio perché inafferrabile, come il nostro passato, come il nostro presente. Ci sono qui tracce di un certo nichilismo espresso però con una certa allegria romantica. L’epilogo è spiazzante, di quelli che proprio all’ultima pagina costringono a ripensare a tutto ciò che fino a quel momento si è letto. Bell’esordio questo del giovane Tiemen Hiemstra, scrittore di cui sentiremo ancora parlare.