Un corso di educazione civica per i detenuti di Poggioreale. Una serie di lezioni, da settembre a dicembre, per parlare in carcere di contrasto alle discriminazioni e di diritti civili. I detenuti di nove padiglioni del carcere cittadino saranno impegnati in questo progetto che rientra nell’ambito delle attività proposte dal protocollo “Al di là del muro” promosso da Arcigay Napoli, il centro Sinapsi della Federico II e la Fondazione Gic.

Ieri è stata la volta dei detenuti del padiglione Genova, una sezione del carcere dove non ci sono detenuti omosessuali, o comunque non dichiarati. Per la prima volta con loro si è parlato di identità di genere, di sessualità e diritti. «Ho fatto tante lezioni nelle scuole e nei luoghi di lavoro, ma quando si entra nel carcere cambia tutto – racconta Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ieri ha tenuto la lezione di educazione civica nel carcere di Poggioreale – In carcere ci si rende conto di quanto bisogno c’è di confronto, di senso civico». La classe era formata da una decina di detenuti. Per le misure antiCovid non è possibile avere classi più numerose. È un progetto pilota, nuovo per certi versi. E i detenuti sembrano aver mostrato grande interesse. «C’era voglia di ascoltare, tanto che quando sono venuti a chiamarmi gli agenti della penitenziaria perché dovevo andare via, i ragazzi hanno chiesto di avere tempo in più, sarebbero rimasti a fare lezione ancora». «Molti erano attenti a queste tematiche perché avevano avuto esperienze in famiglia o tra i conoscenti, altri si ponevano interrogativi da genitori».

Ogni detenuto portava la propria storia personale che era diversa da quella degli altri, ma tutti mostravano un comune desiderio di riscatto. «La percezione del diritto negato, la necessità della conoscenza come base per il rispetto dei diritti sono stati gli argomenti di maggiori riflessioni – racconta Sannino – Se in un laboratorio di educazione civica senti dei concetti, delle parole chiave, vuol dire che c’è una partecipazione sentita. Ed è significativo». «Molti detenuti – aggiunge – riconoscono di aver sbagliato e hanno voglia di riscattarsi, di riabilitarsi. Chiedono di frequentare corsi di studio o di formazione professionale per avere poi un’opportunità di lavoro. C’è voglia di uscire da certe logiche, c’è voglia di lavoro».

Per i detenuti di ognuno dei nove padiglioni del carcere di Poggioreale si prevedono quattro lezioni fino a dicembre. La prossima sarà tenuta da Daniela Falanga. «Per la prima volta Falanga entra in un carcere maschile per raccontare la sua storia – spiega Antonello Sannino – , la storia della figlia di un boss della camorra (lei era il primo figlio maschio di un boss della camorra) che oggi è una persona transgender. Parlerà ai detenuti di tutela dei diritti civili, di inclusione, di contrasto alle discriminazione». Una testimonianza importante all’interno di un progetto al quale potrebbe aderire a breve anche il carcere di Pozzuoli. «Decine di detenute ci stanno chiedendo di attivare corsi di formazione ed essere seguite anche in uscita dalla detenzione», spiega Sannino. «Andiamo in un territorio che immaginavamo ostile, invece troviamo grandi apertura. Dialogare e portare il senso civico anche in carcere è importante».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).