L'intervista
Enrico Costa e la nuova Forza Italia dei diritti: “Giustizia, riforme e legge sul fine vita. Carcere ai giornalisti? Proposta arenata…”
Enrico Costa è da due giorni il nuovo presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera: la sua elezione alla testa dei deputati azzurri segna una discontinuità che premia l’impegno di Costa nella campagna referendaria. L’ex ministro per gli Affari regionali e le Autonomie garantista di lungo corso, è tra le voci più attive sui temi della giustizia, dei diritti e delle libertà individuali.
Il suo impegno alla presidenza del gruppo indica un rinnovamento profondo di Forza Italia. L’ultimo anno di legislatura è il primo della nuova fase per il suo partito?
«L’ho già detto e lo ribadisco: la mia presidenza si colloca nel percorso avviato da chi mi ha preceduto, Alessandro Cattaneo e Paolo Barelli, che hanno svolto un ottimo lavoro. Nell’anno di legislatura che resta, ci concentreremo certamente sull’emergenza economica: il caro energia e l’aumento dei prezzi dei carburanti stanno incidendo pesantemente sulla vita di molte famiglie e delle imprese. Sono priorità che non possiamo permetterci di trascurare. Inoltre esprimeremo i principi liberali che fanno parte del DNA di Forza Italia: dai diritti, nessuno escluso — temi che un centrodestra moderno non può più ignorare — alla legge sul fine vita, un vulnus che il Parlamento ha il dovere di colmare».
Il referendum consegna 13 milioni di Sì: non sono pochi gli italiani che vogliono cambiare la giustizia.
«Il risultato è stato deludente per chi, come me, ha creduto in questa riforma e l’ha spiegata nel merito, con dati, approfondimenti e dettagli, pur consapevole che contro le norme liberali in materia di giustizia vengono da sempre disegnati scenari apocalittici inesistenti. L’esito del referendum non indebolirà, tuttavia, l’impegno per un giusto processo, nel nome dei tanti che hanno scelto il Sì, con grande passione. Ed è proprio da quei 13 milioni di Sì che vogliamo ripartire: da chi ha affermato con chiarezza che in questo Paese c’è bisogno di una giustizia più giusta. Andiamo avanti forti di questo patrimonio di consenso e partecipazione».
Come risponde il nuovo corso azzurro?
«Questi mesi di campagna referendaria sono stati un’esperienza straordinaria. Abbiamo ascoltato le voci di tante vittime della giustizia, persone che hanno avuto la vita rovinata. Dal 24 marzo, però, stop: finite le interviste, le storie, i racconti, anche da parte di chi le ha esaltate durante la campagna referendaria. Questo è un errore imperdonabile. Molti cercheranno di interpretare l’affermazione del No come un colpo di spugna sugli errori, derubricandoli a effetti collaterali fisiologici. A questa lettura disumana ci opporremo sempre, continuando a raccontare quelle vicende, a fare il conto delle ingiustizie, a chiederci perché gli errori vengano tollerati e perdonati al CSM e a proporre di cambiare le regole che non funzionano»..
Quali priorità indicherà?
«Gli argomenti non mancano: dalle intercettazioni alla prescrizione, dalla custodia cautelare alle condizioni del sistema carcerario, fino ai temi dell’ordinamento giudiziario. Si tratta di proposte che si muovono nel pieno rispetto dei principi costituzionali ed è nostro dovere portarle avanti».
La magistratura è divisa tra una componente più politicizzata, rappresentata dall’ANM, e una parte più garantista. Nasceranno due ANM, due associazioni diverse?
«Le dinamiche relative all’ANM lasciano il tempo che trovano. Noi riteniamo che le riforme competano al Parlamento e che il contributo di associazioni come l’ANM possa essere offerto nelle forme delle audizioni in Commissione. Nessuno ha il potere di veto sui temi da inserire in agenda».
Il fascicolo di valutazione del magistrato è uno scoglio reale: si riuscirà a mettervi mano prima della fine della legislatura?
«La campagna referendaria ha evidenziato come per i magistrati non vi siano valutazioni di professionalità legate al merito, ma esclusivamente promozioni indifferenziate “per anzianità”. Infatti, oltre il 99 per cento dei magistrati ottiene una valutazione di professionalità positiva. Se vogliamo fare in modo che facciano carriera i magistrati più bravi, dobbiamo garantire che anche nelle valutazioni di professionalità la capacità e il merito vengano effettivamente presi in considerazione».
E la responsabilità civile dei magistrati?
«È un tema sul tappeto non da oggi. Attualmente, la responsabilità civile dei magistrati è un titolo senza contenuto. Negli ultimi 15 anni lo Stato — perché la causa si propone contro lo Stato — è stato condannato soltanto 15 volte, in media una volta l’anno».
Querele intimidatorie ai giornalisti: ci sono categorie che querelano per scoraggiare chi scrive…
«Dobbiamo affrontare il punto molto seriamente, perché attiene alla libertà di stampa. Il giornalista deve avere il diritto di scrivere senza la mano tremula per il rischio di essere chiamato a pagare pene esorbitanti. Negli anni passati sono stato firmatario della proposta di legge contro il carcere per i giornalisti, una proposta che, come altre nel corso degli anni, si è arenata».
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