"Sorpresi dal rigetto del riesame, è un calvario"
Toti e il ricatto dimissioni, Lupi ironizza: “Mani Pulite? E’ solo una coincidenza ma rivedo il Pool”

Giovanni Toti è come quei dissidenti che vengono messi al confino, nel limbo tra la vita e la morte in cui ogni attività pubblica è preclusa. Un prigioniero politico contro il quale sono mosse accuse poco chiare. L’unica certezza è che la richiesta di annullamento delle misure cautelari è stata respinta. Ne abbiamo parlato con Maurizio Lupi, senatore ed ex Ministro, leader di Noi Moderati, formazione a cui aderisce il governatore ligure.
La cattività prolungata sine die, fa di Giovanni Toti un caso unico, nella storia repubblicana. Una sfida allo stato di diritto e anche una ferita per la democrazia. Come lo ha trovato la settimana scorsa, quando è stato l’ultima personalità della politica a fargli visita?
«L’ho trovato molto deciso, puntuale sulle sue ragioni. Che poi sono condivise anche da me e da chiunque lo conosca. Era anche speranzoso, naturalmente. Fiducioso che il tribunale del riesame avrebbe potuto accogliere la richiesta di fine delle esigenze di custodia cautelare».
Un rigetto che molti osservatori faticano a capire…
«Qui si sta mettendo in discussione il tema del finanziamento pubblico ai partiti, il tema della legittimità della rappresentanza popolare istituzionale. Con una limitazione interdittiva, non attraverso una sentenza di colpevolezza, che ovviamente non c’è. Si agisce con un tribunale che ne limita le possibilità di esercitare il proprio ruolo per mezzo di un ordine di custodia cautelare».
Come avete reagito, davanti a questo muro del tribunale del riesame?
«Alla notizia del rifiuto del riesame siamo rimasti tutti molto sorpresi. E molto preoccupati dalla lettura del dispositivo con cui rigettano l’istanza».
C’è un accanimento giudiziario diretto a eliminare politicamente Toti, o voi, o il centrodestra?
«Vorrei sottolineare un punto: ormai il caso Toti non è più solo il caso del presidente Toti. Ma riguarda un po’ tutti. Tutti i cittadini. Perché si sta trasformando l’esigenza di custodia cautelare in uno strumento che serve per indurre a confessare colui che viene accusato».
Cosa la preoccupa, dopo aver letto il dispositivo di rigetto del riesame?
«Nella ratio del dispositivo si dice che Toti nell’interrogatorio non si è ravveduto, ha ribadito la linearità del suo mandato, ha detto di aver servito sempre l’interesse pubblico. E quindi, siccome ha parlato così, e “non si è ravveduto”, non lo possono scarcerare. Per pericolo di reiterazione del reato. Qui c’è qualcosa che non quadra, ed è una riflessione che tutti dovremmo fare: se ammetto delle colpe ricevo un trattamento, se ribadisco di non averne ne ricevo un altro. Ma uno che si ritiene innocente, e quando viene interrogato si proclama innocente, non è che può essere tenuto in arresto per il solo fatto di non essersi voluto dire colpevole».
Così parlava Torquemada…
«E non siamo di fronte al tribunale dell’Inquisizione. Io ho sempre letto nelle norme del diritto che l’ordine di custodia cautelare è un provvedimento eccezionale, perché la custodia cautelare è di ordine eccezionale e deve essere limitata nel tempo. Perché deve scongiurare il pericolo di reiterazione del reato».
Che qui non c’è…
«Che qui non c’è, ma secondo i giudici potrebbe prima o poi esserci. Siccome non si è pentito, potrebbe di nuovo farlo. Mi sembra paradossale. E poi c’è quell’excusatio non petita, quando si premette: “Non si vuole indurre Toti alle dimissioni”, ma subito si aggiunge: “Certo, se si dimettesse cadrebbe il pericolo di reiterazione del reato”. A questo punto non rimane che confidare nella Cassazione».
La maggioranza sostiene il governatore, a Roma come in Liguria?
«Sì, assolutamente. Tutti i leader del centrodestra hanno ribadito la piena fiducia in Giovanni Toti. Abbiamo il dovere di tutelare il valore dell’istituzione della magistratura e il suo diritto-dovere di indagare ma contemporaneamente il diritto e dovere da parte di ciascun cittadino di ribadire la sua presunzione di innocenza. Che spetterà ai giudici smentire, prove alla mano».
Siamo tornati al metodo del Pool di Mani Pulite?
«Spero di no. Non devono tornare periodi bui della nostra storia, nel rapporto politica-magistratura. Però ogni tanto qualche ritorno al passato sembra esserci, e mi auguro che non accada. Per questo ho sempre sperato che ci fosse un segnale».
Mercoledì si approva il ddl Nordio e le toghe annunciano proteste contro la maggioranza. Giovedì i magistrati genovesi, mi faccia usare una brutta espressione, buttano via la chiave con cui detengono il governatore di centrodestra. Solo coincidenze, vero?
«Continuo a credere che siano solo pure coincidenze. Tanta acqua è passata sotto ai ponti, da quando Borrelli urlava “Resistere, resistere, resistere”, e voglio continuare a sperare che siano solo coincidenze. Però ricordiamoci che la presunzione di innocenza è un punto fondamentale della Costituzione. Limitare la libertà di un cittadino presidente di Regione è un atto gravissimo».
Estorcere confessioni al prigioniero, indurre l’attuazione di comportamenti controvoglia…
Tecnicamente si chiamerebbe tortura.
«Mi auguro che non si arrivi a questo, e continuo ad avere un atteggiamento netto e chiaro, c’è un dato oggettivo. Non sull’innocenza o la colpevolezza di Giovanni Toti. Ma si tratta oggi di dire se e come si possono limitare le libertà di una persona, e se un mandato popolare a ricoprire una carica può essere limitato da un ordine di custodia cautelare. Questo è il punto. Oggi siamo di fronte ad un rappresentante eletto del popolo, qualora si dimettesse, e qualcun altro lo sostituirà, se le accuse si dimostreranno infondate chi restituirà ai cittadini liguri il governatore che avevano scelto?»
Forse i magistrati non sanno che c’è il limite dei due mandati: Toti è a fine corsa in Liguria, non può più ricandidarsi. Glielo vogliamo far sapere?
«Toti non può ricandidarsi. In Emilia-Romagna e in Umbria, nelle due regioni che vanno al voto prossimamente, non credo che si candiderà. Tra le righe sembra leggersi solo il rimprovero a Toti di continuare a svolgere attività politica. Nessuno può chiedergli di non farla. Saremmo alla follia istituzionale».
© Riproduzione riservata