Il convegno
Trattati di pace, liberiamo l’Italia. Le guerre nascoste nei trattati internazionali
Ieri a Roma, presso la sala Zuccari di palazzo Giustiniani, si è tenuto l’incontro di studi sul diritto internazionale.
Trattati di pace, liberiamo l’Italia. Le guerre nascoste nei trattati internazionali (I diktat all’Italia dal 1947 a Parigi).
Secondo il motto di pannelliana memoria dell’Unione Italiana Forense “conoscere per deliberare”, è stato affrontato ieri all’evento Trattati di pace: liberiamo l’Italia. Le guerre nascoste nei Trattati Internazionali. I diktat all’Italia nel 1947 a Parigi un tema apparentemente storico politico, ma sostanzialmente di diritto internazionale, con la pretesa di indirizzare il nostro Paese, ad assumere un ruolo più incisivo nello scacchiere internazionale, più in linea con i principi ispiratori dell’art. 11 della costituzione, più rispettoso di quella che a nostro avviso dovrebbe essere la natura dell’essere umano. Partendo dal Trattato di Pace sottoscritto all’indomani della fine della seconda guerra mondiale a Parigi, il 10 febbraio 1947, che riguarda l’Italia, ma che ben può essere d’esempio con riferimento agli altri trattati di pace.
Il Trattato di Parigi firmato tra le potenze Alleate vincitrici della Seconda Guerra Mondiale e gli Stati ex-nemici: Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Finlandia, più che un trattato fu un “diktat” perché i paesi sconfitti non ebbero margini di negoziazione: o accettavano le condizioni o restavano sotto occupazione. Cosa impose il Trattato all’Italia? Perdite territoriali, limitazioni militari, riparazioni di guerra, clausole politiche e non fu concessa la possibilità di trattare: De Gasperi andò a Parigi e disse “prendo la parola in questo consesso in cui tutto è contro di me”, e le clausole erano già decise da USA, URSS, UK e Francia. Altre caratteristiche del trattato si riferivano ai rapporti con i paesi “vincitori”.
Relazioni con gli USA: egemonia e aiuti, alleanza atlantica, influenza culturale, relazioni con la Gran Bretagna, trattato di pace, revisione, relazioni con la Francia e relazioni con la Jugoslavia. Dopo la firma del Trattato, l’assemblea costituente, nel marzo del 1947, approvò la Costituzione e il suo Articolo 11, nel quale si precisa che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, promuove la pace e la giustizia tra le nazioni, consentendo limitazioni di sovranità in condizioni di parità con altri Stati per favorire organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UE.
In questi giorni ci si chiede spesso se il sostegno a Stati in guerra, anche mediante la fornitura di armi, la repressione di gruppi terroristici, l’applicazione di sanzioni economiche, sia compatibile con il ripudio della guerra. E ci si risponde affermando che lo è se si accompagna alla promozione di un sistema di relazioni che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, finalizzato a ridurre la conflittualità internazionale e a favorire la “giustizia”, ossia quel contemperamento dei diversi interessi tra le parti che non può realizzarsi se non attraverso il reciproco riconoscimento e la comprensione delle rispettive ragioni ed esigenze. Possiamo chiedere dunque dei cambiamenti? Possiamo effettivamente riconquistare quell’autonomia che ci consenta di svolgere quel ruolo fondamentale che la nostra cultura, quella del “Bel Paese”, ci ha assegnato, ovvero essere strumenti di pacificazione? Possiamo evitare che se i nostri governi decidono di riappropriarsi dell’Italia, qualcuno intervenga da fuori a gamba tesa e stravolga le decisioni popolari? Per poterlo fare, dobbiamo liberarci dei trattati post bellici e degli addendum più o meno segreti, che ci vincolano da quasi 80 anni? Ed allora. forse, è il caso di cominciare a desegretare tutti i trattati e gli accordi internazionali che impegnano militarmente e non l’Italia, per capire di cosa dobbiamo liberarci, anche perché i vincoli operativi dei vari trattati, pubblici, sono spesso gestiti attraverso accordi bilaterali successivi, segreti.
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