Nimis, provincia di Udine, Friuli, terra di “temporali e primule”, almeno negli occhi di Pasolini. Proprio lassù, un consigliere comunale del partito di Giorgia Meloni, Gabrio Vaccarin, classe 1966, ama abbigliarsi da ufficiale superiore delle SS, addirittura tenente colonnello. La foto che ne documenta la passione per il travestimento storico-bellico, sembra risalire al Carnevale del 2010. Sembra ancora che il consigliere Vaccarin intendesse unicamente “richiamare un periodo storico fortunatamente concluso”, così almeno hanno assicurato i diretti ufficiali superiori, i suoi Fratelli d’Italia, non di Germania insomma. Dunque, nessuna nostalgia, solo leggenda mitopoietica. O no? In ogni caso, garantiscono ancora i congiunti politici «è d’obbligo precisare che il consigliere in questione non è iscritto a Fratelli d’Italia, ma solo eletto nel 2016 in una nostra lista».

E ancora, a scanso di ulteriori equivoci: «Abbiamo comunque chiesto a Vaccarin di togliere immediatamente il nome del partito al gruppo consiliare del comune di Nimis”. Salvo smentite dovremmo trovarci «nell’ambito delle rievocazioni storiche» (sic). Nel dominio dei suoi sogni, l’obersturmbannführer Vaccarin, come uniforme quasi fedelmente testimonia, si immagina, appunto, tenente colonnello, insignito di Croce di Ferro di II Classe, Croce di Cavaliere, Distintivo del Partito Nsdap, ossia nazista, e ancora in possesso, lì sull’uniforme, d’altre insegne che sembrano, almeno a distanza, appartenere forse ai tiratori scelti o magari alla Luftwaffe, l’arma area di Goering. Sul tavolo, imbandito con un vessillo degli uomini scelti di Himmler, dietro al quale l’uomo si mostra austero, troviamo tre ceri votivi, di quelli rivestiti di plastica rossa, roba da santuario, una vera pecca; se infatti il nostro avesse ben studiato, così da giungere alla perfezione filologica avrebbe dovuto mostrare semmai la “Julleuchter”, la Lanterna di Yule, simbolo-onorificenza del processo di scristianizzazione vagheggiato dagli appartenenti all’Ordine Nero, da accendere per il solstizio d’inverno, il 21 dicembre. Ma forse non è il caso di sottilizzare.

I fascisti, sia detto per completezza, da sempre son convinti che “la morte dell’Europa” giunge a tutti noi con la sconfitta dell’esercito del “Reich millenario”, i ragazzi biondi della razza pura, i “Camerata Richard” della canzone dell’amicizia tra soldato italiano e soldato germanico, messi all’angolo dai “negri di Harlem e dagli ebrei di Wall Street” (sic), così come mostravano i manifesti propagandistici per la Repubblica sociale disegnati da Gino Boccasile, dove il caporale Usa afroamericano abbraccia la Venere di Milo in vendita al prezzo di due dollari. La vicenda del consigliere di Fratelli d’Italia in divisa di ufficiale delle SS potrebbe tuttavia essere osservata con il beneficio del dubbio. Spiego meglio: potrebbe trattarsi di semplice passione per le ricostruzioni storiche, pura febbre dell’uniformologia piuttosto che di celeste nostalgia per i giorni di Hitler?

Mi direte: ma se c’è proprio una foto del Fuhrer alle sue spalle? Verissimo, ma ogni vero allestitore di scenari storici, lo ripeto, fa accuratamente attenzione ai dettagli, dunque potrebbe trattarsi di un semplice bisogno di completezza, ecco, sì, scenografica, meticolosa necessità di rendere il tutto plausibile, allo stesso modo degli sbandieratori che appaiono, che so, alla Giostra della Quintana di Foligno, se non addirittura al Palio di Siena, esatto, d’ogni altra festa che pretenda di fare ritorno agli abiti d’epoca, poco importa se feluche da cena delle beffe, cotte medievali o, come nel nostro caso, “schirmutze” da tenere sotto braccio con grazia teutonica. Certo, il dubbio che si tratti di vero amore nei confronti del nazismo permane, soprattutto facendo caso alla fissità delle pupille e al mento contratto nella posa compunta, convinta, sebbene, ripeto, contraddetta dai ceri da santuario del Divino Amore o al Santuario di Castelmonte nel suo Friuli.

A sondare la sua pagina Facebook, tuttavia qualche dubbio però si affaccia: “Sveglia Popolo! Riprendiamoci la dignità e la nostra sovranità!!”, annuncia Gabrio, lo stesso che accompagnando un post del leghista Bagnai assicura che “ci sarà da ridere” quando saremo usciti finalmente dall’euro. A chi ne commenta le foto con doveroso sdegno antifascista, Gabrio risponde “Questo lo ripeterà in tribunale”. Ottenendo come controreplica: “Quale tribunale? Quello di Norimberga?” Così alla fine sorge sul serio il timore che a fronte del nostro laico dubbio che possa trattarsi di semplice travisamento, appunto, carnascialesco, tra Meloni e Salvini questo genere di campioni della subcultura fascista possano sentirsi a casa, nel dolce tepore della fogna con angolo cottura e angolo bagno. Andrebbero lasciati macerare nell’illusione che, ah, se non avessimo perso Berlino… Dopo i nazisti dell’Illinois, i nazisti del Friuli.