L’Italia, come i cugini d’Oltralpe francesi, rischia di subire una nuova offensiva americana con dazi sui prodotti ‘made in Italy’ quotidianamente esportati negli Stati Uniti. Il messaggio di ‘minacce’ è stato pronunciato dal segretario al Commercio americano Robert Lighthizer che, divulgando ieri i risultati di un’indagine dalla quale risulta che la Francia tassa in modo improprio e discriminatorio i colossi americani del web, ha avvertito: “E’ un chiaro segnale sul fatto che gli Stati Uniti agiranno contro i regimi di web tax che discriminano o impongono oneri spropositati sulle società americane”, citando fra i possibili bersagli anche Italia, Turchia ed Austria.

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L’amministrazione americana è impegnata “a contrastare il crescente protezionismo tra gli Stati membri dell’Unione Europea che prende di mira ingiustamente le compagnie americane, sia con tasse sui servizi digitali e sia con altri tentativi rivolti contro le principali società digitali statunitensi”, ha spiegato infatti Lighthizer.

I DAZI DI OTTOBRE – Già lo scorso ottobre alcune eccellenze italiane erano state colpite da dazi al 25%, imposti dal WTO come contromisura da 7,5 miliardi di dollari come contromisura per i sussidi europei erogati irregolarmente ad Airbus. Nel mirino erano finiti in particolari i prodotti della filiera lattiero-casearia quali Grana Padano, Pecorino, Provolone, mentre era stata esclusa la mozzarella grazie ad un accordo con il consorzio Usa e i prosciutti Dop.

QUANTO VALE IL MERCATO USA – Se anche l’Italia dovesse seguire Parigi nell’istituire una digital tax contro i giganti del web a stelle e strisce, il rischio è che dagli Stati Uniti, come rimarcato da Lighthizer, possa arrivare una risposta durissima a suon di dazi. Nel mirino finirebbero ancora una volta le nostre eccellenze: nel 2018 l’Istat ha calcolato che il made in Italy ha venduto merci e prodotti negli Stati Uniti per un valore complessivo di 42,5 miliardi di euro, segnando un +5% rispetto al 2017.

I SETTORI A RISCHIO – L’agroalimentare è il comparto che rischia di essere maggiormente da eventuali nuovi dazi al 100% imposti dall’amministrazione Trump. Nel mirino finirebbero formaggi, vino, olio, pasta, per un settore che nel 2018 valeva oltre 4 miliardi di euro. L’Italia è un grande esportatore anche nel ramo dei mezzi di trasporto: sul mercato americano sono finiti infatti veicoli per un valore di 9 miliardi di euro. Altrettanto fondamentale è l’export della meccanica strumentale, che lo scorso anno è arrivata a sfiorare gli 8 miliardi di euro con una crescita del 5,6%. Impossibile non parlare quindi del settore tessile-abbigliamento, la moda che ci ha reso famosi in tutto il mondo: il valore di questo comparto ha raggiunto lo scorso anno i 3,8 miliardi di euro, in aumento dell’1,9%