Il personaggio
Umberto Pizzi, l’invasione dell’Ultra Cafonal
Nel rutilante mondo “Cafonal”, fatto di presenzialismo, un’aria di mistero può conferire al medio personaggio, una parvenza di intelligenza e profondità. Anche se in quella festa il suo ruolo è quello dell’imbucato. Qualcuno ha detto: “anche se la scimmia veste di seta, sempre scimmia rimane”. È la versione orientale dell’abito che non fa il monaco. Nelle feste, nei ricevimenti, specialmente a Roma, entra in gioco il prestigio sociale, la disinvoltura nel recitare un ruolo nel consunto set della Dolce Vita. Entrare nella cerchia, accreditarsi, far parte dell’équipe di chi punta tutto sulla sua immagine. L’effetto a catena di questo provinciale presenzialismo determina il Cafonal. Ci sono divi, vip, politici, scrittori, giornalisti e poi ci sono quelli che si accontentano di “bazzicare” quel mondo, di aspirarne gli olezzi, di imitarne i modelli: sono cloni di seconda categoria. Sulle prime si mostrano in sintonia con l’ambiente e si domandano se l’evento è riuscito. Diceva Umberto Pizzi: “Quando ad esempio c’è la presentazione di un libro, la gente ci va volentieri solo se se magna! Se se magna sarà pienissimo, un successo!”.
Tutto lo sforzo che questi presunti vip fanno per proiettare la loro immagine viene vanificato dallo scatto di Umberto Pizzi e tutto cambia volto, prospettiva, entra nel dettaglio, si rivela. “Loro” (che è anche un film di Sorrentino sull’umanità vanesia al cospetto del Principe), vorrebbero essere degli dei, ma il creativo occhio di Pizzi li ferma, li sovverte, li rivela come banali stereotipi, come maschere di cartone. Li becca “con la tartina in bocca”. Guarda sempre il parvenu con estremo disincanto Pizzi, direi anche con dolcezza. Umberto Pizzi è partito da Zagarolo ed è arrivato ad Hollywood, ha immortalato vizi e costumi e degenerazioni da basso impero del nostro Belpaese, passando da reportage di guerra internazionali, servizi di alta moda, alla cronaca, per poi confluire nel magma degli eccessi, delle feste modaiole. Celebre la sua collaborazione con Roberto D’Agostino e il sito Dagospia. Anche se si spegne materialmente l’occhio indiscreto di Pizzi (muore a 89 anni), rimane il suo immenso archivio con circa due milioni di fotografie.
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