Elogi vietati
Venezuela, il duro colpo alla dittatura che fa infuriare la sinistra: progressisti in lutto per la cattura di Maduro, Trump e Netanyahu andrebbero ringraziati
Le reazioni, soprattutto in ambito progressista, al blitz statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, suonano come l’ennesima conferma di quanto lontano dalla realtà e dagli interessi veri del popolo sia l’approccio ideologico del pensiero mainstream.
Anziché mostrare empatia e solidarietà con le migliaia di uomini e donne che, in Venezuela e non solo, hanno festeggiato alla notizia della cattura di colui che per più di un decennio ha steso sul Paese sudamericano una coltre di terrore, povertà e miseria, il mondo cosiddetto liberal ha fin da subito spostato l’attenzione dalla sostanza alla forma. Da qui, dal mettere l’accento sul “modo” in cui è avvenuta la cattura di Maduro è stato tutto un susseguirsi di analisi pensose, di commenti preoccupati, di sopraccigli inarcati e di ditini puntati che in men che non si dica ha ribaltato i termini della questione mettendo sul banco degli imputati Donald Trump. E con lui la politica “imperiale” statunitense che, in nome di inconfessabili interessi opportunamente camuffati dietro imputazioni e narrazioni ad hoc, in maniera prepotente ha sferrato un attacco contro uno Stato sovrano in spregio – pregasi allacciare le cinture – alle più elementari norme del diritto internazionale.
Riassumiamo: fino al 3 dicembre in Venezuela ha (s)governato un regime dittatoriale che del diritto, in ogni sua articolazione, ha fatto strame; ciò nonostante, nel momento in cui Maduro viene catturato, il problema non è Maduro e ciò che rappresenta, ma la violazione del diritto internazionale da parte degli Usa e l’affermazione della legge del più forte. Con annessa, corrucciata denuncia del pericoloso precedente che in questo modo si è venuto a creare, e che un domani non molto lontano potrebbe portare altri Paesi (Taiwan, Iran, ecc.) a fare la fine del Venezuela. Giusto un paio di considerazioni veloci.
La prima: fare di tutta l’erba un fascio mettendo sullo stesso piano gli Usa e la Cina o, mutatis mutandis, Israele e l’Iran, non è solo un esercizio irricevibile in sé – posto che anche tra i regimi politici esiste, eccome, una ben precisa gerarchia con in testa le democrazie liberali – ma quel che è più grave tradisce una visione che la dice lunga sullo strabismo di certo mondo sedicente progressista. Come se davvero la Cina di Xi Jinping o l’Iran di Ali Khamenei siano preferibili agli Usa di Trump o all’Israele di Netanyahu. Per quanto ci riguarda, continuiamo a ritenere la democrazia il peggiore dei sistemi politici fatta eccezione per tutto il resto, per dirla con Churchill. Motivo per cui abbiamo applaudito al blitz Usa, innescato sicuramente da interessi petroliferi (ma una rilettura di Machiavelli, no?), esattamente perché ha recapitato un messaggio forte e chiaro a Cina, Russia e Iran. Tutti posticini dove incidentalmente concetti quali libertà, diritto, dignità della persona – in una parola: civiltà – sono puro flatus vocis. Poi vogliamo dire che la democrazia Usa targata Trump non brilla per virtù e coerenza? Diciamolo pure. Ma anche così, lo ripetiamo, ben venga tutto ciò che serve ad arginare il potere di quei Paesi che per l’Occidente e i suoi valori sono una minaccia.
La seconda: a rendere ancora più grottesco il tutto c’è il fatto che per l’Accigliato collettivo la violazione del diritto internazionale sembra essere iniziata con l’avvento di Trump al potere. Come se prima di Trump il diritto internazionale sia stato tenuto in una qualche considerazione. Suvvia, siamo seri. La verità è che finché a scatenare guerre erano altri, andava bene; quando però c’è di mezzo Trump (e lo stesso dicasi per Netanyahu nei confronti di Hamas), beh in questo caso signoria mia le cose cambiano. E parecchio, anche. Con il risultato che Trump e Netanyahu anziché essere ringraziati per fare, loro, il lavoro sporco che altri avrebbero dovuto e dovrebbero fare, passano pure dalla parte dei cattivi. Ma tant’è, niente di nuovo sotto il sole. È la superiorità morale, bellezza.
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