Lo premette subito per evitare ogni ambiguità. “Questo video – scrive in un post sfogo su Facebook Federico Ciontoli, figlio di Antonio Ciontoli, implicato nell’omicidio di Marco Vannini – non vuole essere una mancanza di rispetto né nei confronti di Marco, né nei confronti del dolore di tutte le persone che gli vogliono bene. Marco è rimasto anche nel mio di cuore, e anche la mia sofferenza rimarrà”.

Poi però arriva dritto al punto. Rompe il silenzio e, con un video, prova a far luce su quelle che per lui sono state alcune “manipolazioni” che i media hanno messo in atto e che hanno minato la sua credibilità. In particolare si scaglia contro la trasmissione Quarto grado, che secondo quanto ricostruito da Federico avrebbe alterato alcune immagini e montato un servizio per insinuare che il ragazzo avesse qualcosa da nascondere.

“Sono stato in silenzio pubblicamente – scrive – perché non avevo le forze e mi si criticava di restare in silenzio; ora parlo, e sembra che sarebbe stato meglio restare in silenzio. Voler portare alla luce quello che alcuni programmi fanno, non è un tentativo di discolparmi o giustificarmi, ma vuole essere solamente una testimonianza di questo assurdo modo di operare”.

Prova a dimostrare come una chiamata delle 19.58 sia stata montata sopra un video registrato in realtà alle 16.30 dalle telecamere di sorveglianza della caserma dei carabinieri di Civitavecchia. L’obiettivo sarebbe, secondo Ciontoli, insinuare che lui abbia “qualcosa da nascondere” in quanto avrebbe evitato di parlare con sua madre al telefono e avrebbe poi rivelato di essere a conoscenza delle intercettazioni a suo carico.

In realtà, spiega il ragazzo, il rifiuto di parlare al cellulare era perché “si trattava di cose tecniche difficili da spiegare se non da vicino”, come emerge da una intercettazione mostrata nel video condiviso. E l’uscita “ci stanno intercettando” sarebbe invece un’ipotesi pensata alla luce dei “ritardi” dei carabinieri della stazione nella ricerca e nella restituzione di un cellulare che sua sorella aveva dimenticato in un’altra stanza della caserma.

“Tutto quello che mediaticamente è stato fatto – prosegue – è una degenerazione di quello che è accaduto quella sera”. “Nulla di quello che è stato detto in tv e dai giornali – conclude Federico Ciontoli – può valere più della sofferenza di Marina e Valerio (i genitori di Marco, ndr). A loro chiedo perdono per non essere riuscito a far sì che il loro unico figlio fosse qui, ora”.

Redazione

Autore