All’ingresso del tribunale di Tel Aviv Aja Biran, zia del piccolo Eitan Biran, parla ai giornalisti. “Voglio vedere Eitan a casa”, le sue parole riportate dall’Ansa. E per lei, zia paterna del bimbo unico sopravvissuto alla strage sulla linea della funivia Stresa-Mottarone dello scorso maggio, quella casa è l’Italia. Il piccolo è stato portato in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg. Una faida in corso da mesi è arrivata al culmine quando l’uomo ha prelevato il bambino per la visita settimanale e lo ha portato con un charter dalla Svizzera in Israele. “Sono preoccupata per lui, voglio riportarlo a casa il più presto possibile”, ha aggiunto la donna visibilmente emozionata.

In aula anche Shmuel Peleg, indagato per sequestro aggravato di persona, e la nonna materna del piccolo, Etty Peleg Cohen, e sua figlia Gali Peleg, che nelle scorse settimane ha annunciato di voler adottare il piccolo. La famiglia materna non ha indietreggiato di un centimetro nelle scorse settimane. Ha continuato sempre a confermare di voler far crescere il piccolo in Israele, come avrebbero voluto a loro dire i genitori.

La famiglia del padre sostiene il contrario. Lo zio Hagai Biran che ha incontrato il piccolo ha fatto sapere che se da un punto di vista fisico le condizioni del bambino – che ancora si sottopone a visite dopo l’incidente e che quindi deve ancora recuperare completamente – sono buone, “è preoccupante notare segni di istigazione e di lavaggio del cervello”. Per il volo charter e l’organizzazione di quello spostamento imprevedibile è stato ipotizzato un collegamento o una presunta collaborazione di Shmuel Peleg con il servizi segreti israeliani. Il Tribunale dei Minori aveva comunque affidato il piccolo alla zia Aja Biran. Eitan Biran, in quella tragedia del 23 maggio, perse entrambi i genitori e il fratello minore.

La giudice è Iris Ilotovich Segal, nominata nel 2017, che ha consentito la presenza in aula solo di Shmuel Peleg e di Aja Biran mentre il resto della famiglia è stato fatto uscire. Il processo è delicatissimo e molto mediatico: Peleg si è affidato a Boaz Ben Tzur, il penalista che difende l’ex premier Benjamin Netanyahu nel processo per corruzione in corso; i Biran sono assistiti invece da Avi Himi, presidente dell’Ordine degli avvocati israeliani, e da Shmuel Moran, tra i massimi esperti dei casi che coinvolgono la Convenzione dell’Aja sulla sottrazione internazionale di minori. Proprio sulla domanda di restituzione come dettata dalla Convenzione verte il procedimento che si apre oggi. L’udienza è stata anticipata: era prevista inizialmente il 29 settembre, quando il tribunale sarà chiuso per la festività ebraica di Sukkot.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.