La battaglia legale per la custodia del piccolo Eitan è solo all’inizio. Il bambino di 5 anni scampato alla tragedia del Mottarone è ora in Israele dopo aver viaggiato con il nonno su un volo privato che dalla Svizzera li ha portati in Israele. Ieri Eitan ha incontrato il console italiano, il quale ha riferito di “buone condizioni di salute”, come ha detto anche lo zio in Italia Or Nirko, che ha parlato con il bambino al telefono.

La situazione già delicatissima vede oggi l’ingresso dell’altro zio, Hagai Biran, il quale insieme alla moglie ha incontrato oggi Eitan a casa del nonno, Shmuel Peleg. Hagai Biran è il fratello della tutrice del bambino, Aya, residente in provincia di Pavia“Anche se Eitan appare in condizioni fisiche buone, è preoccupante notare nel piccolo chiari segni di istigazione e di lavaggio del cervello”, hanno sostenuto gli avvocati della famiglia Biran in Israele, Shmuel Moran e Avi Chini, in base a quanto riferito loro da Hagai Biran. Gli avvocati e la famiglia hanno poi aggiunto: “Il ritorno di Eitan a casa sua in Italia appare più urgente che mai”.

“Questa mattina Hagai e sua moglie hanno visitato Eitan a casa di Shmuel. I due sono rimasti con Eitan in privato e hanno giocato con lui per poco più di un’ora”, ha riferito in una nota la famiglia Peleg. Diversa la versione fornita dagli avvocati della famiglia Biran, Shmuel Moran e Avi Chimi, secondo i quali “purtroppo Hagai Biran e sua moglie ci hanno riferito di aver concluso l’incontro preoccupati per le sue condizioni”.

“Anche se Eitan sembra in buone condizioni fisiche – si legge nel comunicato dei legali – Era preoccupante notare nel piccolo Eitan chiari segni di istigazione e di lavaggio del cervello. Questo è un vero danno. Per noi il ritorno di Eitan nella sua casa in Italia sembra più urgente che mai. Per gli zii, – hanno aggiunto ancora – Eitan ha proferito frasi fuori dal loro contesto e messaggi inculcatigli che indubbiamente derivano dall’istigazione.

“Si tratta – hanno insistito – di un danno vero e proprio”. Gli avvocati hanno poi sottolineato: “contrariamente alla famiglia dei rapitori che riferiscono in tempo reale della vita del minore come se partecipasse ad un reality, noi e la famiglia Biran pensiamo che in questo momento la cosa più opportuna e necessaria sia dii proteggere la privacy e l’intimità di Eitan”.

L’intervento dei legali e della famiglia Biran ha fatto seguito ad una nota diffusa da Gadi Solomon, portavoce della famiglia Peleg in Israele, nel quale si dava notizia della visita degli zii paterni ad Eitan. “Questa mattina – ha detto Solomon – durante la visita è stato proposto loro di telefonare ad Aya in Italia o ai genitori di Amit (che vivono in Israele, ndr) ma loro hanno preferito non gravare oltre Eitan”.

Gianni Emili