Non c’è pace per il piccolo Eitan Biran, il bambino di 6 anni, unico superstite della sua famiglia alla strage del Mottarone. Ora le famiglie, paterna e materna, si contendono il suo affido in un brutto botta e risposta a distanza. Il piccolo era stato affidato alla zia paterna che vive a Pavia. Ma il nonno paterno lo ha prelevato da quella casa durante uno dei consueti incontri autorizzati dal giudice tutelare.

“Siamo sconvolti, l’hanno rapito”, ha detto la zia paterna Aya Biran. Subito è arrivata da Israele la replica della zia materna Gali Peleg, che ad agosto ha annunciato di aver avviato le pratiche per l’adozione del nipotino: “No, non l’abbiamo rapito: l’abbiamo portato a casa. Siamo stati obbligati, non abbiamo più saputo quali fossero le condizioni mentali e di salute del bambino”.

Ancora Aya, la tutrice: “Eitan stava facendo un percorso di recupero: adesso questo percorso è stato interrotto”. No, ribatte Gali Pelag in un’intervista alla radio israeliana: “Il nostro amato Eitan è tornato in Israele dopo aver perso tutta la sua famiglia, così come volevano i suoi genitori. Dal momento in cui è arrivato qui, è in cura presso l’ospedale Sheba Tel Hashomer dove è trattato da uno staff medico di primo livello, a causa delle condizioni complesse e delicate in cui si trova”.

Sono soprattutto le due zie a contendersi il nipotino rimasto orfano in un’assurda guerra fatta di giudici, avvocati e denunce. Una pena infinita per il piccolo già traumatizzato. “Prima il bambino era in condizioni mentali non buone. Al termine delle nostre visite piangeva, chiedeva se aveva fatto qualcosa di male”, ha attaccato Gali Peleg. “Eitan stava benissimo qui con noi, giocava con le sue cuginette ed era pronto ad andare a scuola”, ribatte Aya.

Ora la famiglia materna mette anche in dubbio le cure e l’affetto che l’unico sopravvissuto alla strage del Mottarone ha ricevuto in Italia e sostiene che in Israele possa essere curato meglio. In Italia la procura di Pavia indaga per sequestro di persona, con il nonno Shmuel Peleg che rischia l’accusa di sottrazione internazionale di minore che può prevedere il mandato di cattura. L’uomo aveva già violato le disposizioni delle autorità italiane non restituendo entro il 30 agosto il passaporto del piccolo, che è cittadino italiano.

Ad una domanda sulla tutela del bambino data dal giudice italiano alla zia paterna Aya, Gali Peled ha risposto: “A me il lato legale non interessa. Abbiamo agito per il bene del bambino. Noi non ci interessiamo della convenzione dell’Aja. Solo il bene di Eitan ci interessa. Cosa avremmo potuto mai dirgli se, da grande, ci avesse rinfacciato di non averlo riportato in Israele, o almeno di aver tentato?”. Sulla possibilità di farlo tornare in Italia, Gali Peleg è stata netta: “Il lato legale non ci interessa. Volevamo raggiungere una intesa con Aya. Volevamo che Eitan avesse una unica famiglia”.

Una guerra familiare dolorosa e che probabilmente sarà anche molto lunga. Sta di fatto che a Eitan spetterà il risarcimento per l’incidente che costò la vita al fratello, ai genitori e ai bisnonni.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.