Politica
Voto finale sulla legge elettorale. Ma la Corte Costituzionale può fermare la riforma
Ci siamo. Oggi, a partire dalle 10:30, a Montecitorio si terranno le dichiarazioni di voto e, a seguire, il voto finale – a scrutinio segreto – sulla riforma della legge elettorale. È il giorno fatidico. Nonostante il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini sostenga che la materia elettorale affascini soltanto i giornalisti, oggi il governo Meloni, nessuno escluso, per qualche ora terrà il fiato sospeso.
Legge elettorale, esito incerto
L’atmosfera nella Capitale è tesa, dopo mesi di emendamenti, riunioni tra le forze di maggioranza per trovare la quadra, dubbi politici, tatticismi d’ogni genere. Oggi arriveranno le risposte. Sono ore intense, anche perché – oltre all’incognita di questa riforma – restano tanti nodi politici da sciogliere, e in fretta. Da Roma a Milano, da Napoli a Torino, la campagna elettorale per le comunali è alle porte. I sondaggi sono incerti: chi prevede il pareggio, chi ritiene che senza inglobare Futuro Nazionale il centrodestra sia destinato alla sconfitta, chi infine indica il campo largo – con quale programma, quale coalizione, quale leader, non si sa – in vantaggio. Non ci si annoia, insomma. Per tornare all’argomento del giorno, le scommesse sono aperte: lo Stabilicum passerà o no? Ieri, al ristorante della Camera, si son riuniti a tavola i gotha del campo largo – tutti tranne la segretaria dem Elly Schlein – ma il leader pentastellato Giuseppe Conte ha chiarito: “Non si è parlato di politica”. Franchi tiratori? Si temono, ma nel centrodestra prevale la fiducia che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni porterà a casa la sfida. “Io sono sempre stato eletto a preferenze e voglio andare a preferenze”, dichiara il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e la Coesione Tommaso Foti. E sul voto segreto si chiede: “Perché dovremmo avere paura?”.
La legge elettorale
Fratelli d’Italia, che ha trainato l’intero centrodestra per l’inserimento del meccanismo delle preferenze, spera di poter consegnare definitivamente agli italiani una legge che, dopo 35 anni, dia loro la possibilità di scegliere gli eletti. Sarebbe anche ora. Con l’ok definitivo alla riforma, è previsto un premio di maggioranza sopra il 42% e – elemento che turba molti a sinistra – è richiesta l’indicazione del candidato premier alle coalizioni. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni rassicura: “Arriveremo a fine legislatura”. L’opposizione, in queste ore, continua ad agitare lo spettro della sentenza della Corte. Si sa: se qualcosa non le piace, lo etichetta automaticamente contrario ai princìpi della Costituzione. C’è chi spera che venga cassato l’obbligo di indicare il premier, chi gli articoli sulla raccolta firme, e via dicendo. L’onorevole Elisabetta Piccolotti, Alleanza Verdi e Sinistra, persevera nel sostenere che questa sia “la prima legge elettorale contro le donne varata da un governo presieduto da una donna”. Anna Ascani, vicepresidente della Camera e deputata del Partito democratico, poi, vede riflessa nella legge elettorale “l’insicurezza della destra” la cui sola “ossessione” – a parer suo – è “eleggere da soli il Capo dello Stato”. Anche Ascani, nel suo intervento in Aula, torna sul tema dell’alternanza; “Ferita” – si è detta – “per come è stato tradito l’articolo 51, nato per favorire la parità”.
I dettagli
A destra, l’indignazione non viene percepita. Ieri alla Camera è passato – con l’astensione di tutta l’opposizione – l’articolo 8, quello sul voto fuorisede, esteso anche ai caregiver familiari che assistono una persona in una Regione diversa da quella d’iscrizione elettorale. Un cavallo di battaglia dei collettivi universitari e dei circolini progressisti potrebbe divenire oggi realtà, sì, ma grazie al governo Meloni. Non abbiamo la palla di cristallo per prevedere se l’ultimo atto di questa legge elettorale sarà un allegro valzer o una marcia funebre. La domanda da porsi è la seguente: davvero conviene a qualcuno che Meloni salga al Colle con le dimissioni in mano? Chi ha orecchie per intendere, intenda.
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