La nuova legge elettorale
Stabilicum, ripartenza per la politica e un trampolino per il centrodestra
La stabilità è un valore e chi lo nega oggi, per puro calcolo politico-elettorale, rinnega fiumi di interventi che negli ultimi decenni hanno avvolto la storia politica italiana. Quante volte si è detto, parlando soprattutto di politica internazionale, che l’instabilità dei governi ha reso complesso costruire rapporti bilaterali solidi? Quante volte si è ribadito come la caducità dei nostri esecutivi e, de relato, dei Presidenti del Consiglio abbia reso impossibile la programmazione e la realizzazione di grandi riforme pensate e immaginate per il lungo periodo?
Tutte argomentazioni che sembrano essersi eclissate da quando il centrodestra ha saputo costruire, sulla vittoria elettorale del 2022, un governo stabile e di legislatura — diciamolo pure — contro ogni pronostico. I gufi erano dietro l’angolo, ma, come spesso accade, troppi osservatori tendono a sottovalutare una caratteristica della coalizione guidata da Giorgia Meloni: quella di essere omogenea. Ci sono differenze di sensibilità che distinguono, ma non separano, i soci di un sodalizio che ha ormai spento trentadue candeline. Non poche. Ed è questo il vero punto di forza che Meloni, insieme alla sua leadership, dovrà ricordare agli elettori. Tutti elementi che a sinistra non ci sono, per quanto ogni giorno commentatori autorevolissimi si sforzino di indicare percorsi similari a una realtà — quella della sinistra — che è per sua natura disomogenea. Lo abbiamo già testato nelle poche volte in cui la sinistra si è coalizzata o, per lo meno, ha costruito un fronte comune per vincere, senza poi riuscire a governare. Dal 1996 al 2001 si dovettero alternare ben tre governi per arrivare alla conclusione della legislatura; nel 2006 un governo nato da un pareggio elettorale e tenuto in vita a Palazzo Madama dai voti dei senatori a vita, il Prodi II, si è infranto contro il muro della realtà solo due anni dopo.
Il perché è semplice: non si possono mettere insieme gli opposti. Non si può governare se si hanno cinque politiche economiche diverse, cinque politiche estere, cinque politiche energetiche. E talvolta, all’interno degli stessi partiti, convivono sensibilità sempre più distanti (PD docet!). Tutti elementi visibili agli elettori. Tutti elementi che favoriranno la coalizione di Meloni. La campagna elettorale parte ora, e il centrodestra, Fratelli d’Italia in testa, dovrà dimostrare la bontà delle intenzioni che hanno portato a un cambio sul filo del fuorigioco della legge elettorale. Quindi le preferenze avranno un valore se réellement rispecchieranno i territori e valorizzeranno un riavvicinamento del Parlamento alla gente comune, restituendo quella vera rappresentatività che è stata persa da tempo. I candidati saranno decisivi e non potranno più essere calati dall’alto: la hybris è un errore che la preferenza non perdona, dunque anche i capilista bloccati andranno ponderati con molta attenzione. Lo Stabilicum potrà essere una ripartenza per la politica e un trampolino per il centrodestra se si saprà darne piena attuazione a partire dalle proprie liste. I sondaggi vanno letti e analizzati, ma non possono fare da bussola nella scelta dei candidati: per quanto accurati, non intercettano mai il fattore umano e l’umore di un territorio se non a giochi ormai fatti.
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