Mentre attendiamo di poter leggere e analizzare il testo della legge di Bilancio approvata dal Governo, due questioni innanzitutto ci sembrano imprescindibili: la prima è l’importanza di un reale dibattito parlamentare e della collaborazione istituzionale per far sì che il provvedimento annuale più importante per il Paese sia frutto di un processo partecipato e aperto a modifiche migliorative. La seconda è la necessità di lavorare il più possibile nella direzione di politiche strutturali e di lungo termine, che mirino a incidere in modo significativo sui problemi più gravi e preoccupanti per il presente e futuro dell’Italia: primo tra tutti, l’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali.

Le persone in povertà assoluta hanno raggiunto la cifra di 5,6 milioni e i divari territoriali rispetto all’accesso alla sanità pubblica, a servizi educativi, sociali e culturali, aumentano drammaticamente. Il quadro italiano rischia addirittura di peggiorare, alla luce del percorso di autonomia differenziata “a costo zero” che il Governo sembra voler realizzare nel prossimo anno. Con la Manovra, come proponiamo, si potrebbe (e si dovrebbe) intervenire su questi due ambiti cruciali, iniziando a finanziare i livelli essenziali delle prestazioni che servono a garantire a tutti, da Nord a Sud, l’esigibilità dei diritti, e rafforzando le misure di contrasto alla povertà. Rispetto all’estensione del fenomeno, infatti, il nuovo Assegno di inclusione non può bastare: serve allargare la platea dei beneficiari.

Nei giorni scorsi il Forum Terzo Settore ha reso pubbliche (anche sul sito forumterzosettore.it) le sue proposte per una Legge di Bilancio che riconosca anche il ruolo delle realtà sociali nel realizzare politiche di coesione e contrastare i divari. Gli oltre 363mila enti non profit attivi sul nostro territorio sono anticorpi al disagio sociale e generano inoltre economia sana, occupazione e partecipazione. Ecco perché è fondamentale che il Terzo settore abbia un regime fiscale giusto e non penalizzante, a partire dall’eliminazione della tassa dell’Irap e dall’applicazione del “fuori campo Iva”.

Ma anche attraverso strumenti di supporto come il fondo di garanzia già previsto per le Pmi o l’aumento del tetto al 5 per mille. Ci auguriamo che la prossima Manovra contenga investimenti in un welfare inclusivo ed efficace: oltre alle proposte già citate, c’è il finanziamento della legge delega sulla disabilità (100 milioni per il 2024) e di quella, attesa da 25 anni, per le persone anziane non autosufficienti (1 miliardo e 306 milioni nel 2024 per migliorare la vita di 10 milioni di persone). Entrambe previste dal Pnrr, queste due buone riforme dovrebbero iniziare ad essere attuate proprio nel prossimo anno, ma senza adeguate risorse rischiano di rimanere lettera morta, lasciando ai margini i soggetti fragili e i caregiver che si prendono cura di loro.

Molta attenzione, che purtroppo non stiamo riscontrando al momento, dovrebbe poi essere posta sui giovani e sulla loro educazione alla cittadinanza attiva, ai principi di solidarietà e pace. Riconosciamo tutti l’importanza di coinvolgere le giovani generazioni in contesti partecipativi e motivazionali, che aprano nuove opportunità e speranze per il loro progetto di vita. Ma nonostante anche con il Pnrr si sia voluto investire molto sul Servizio civile universale e sia stato previsto per l’anno in corso un aumento a 71.500 posti a disposizione, le risorse stanziate per i prossimi anni non sono sufficienti a garantire un target numerico minimo di 60.000 posizioni e di un contingente estero di 1.500: per offrire a questi giovani l’opportunità del Servizio civile, i fondi dovrebbero passare da 150 milioni a 430 milioni per il 2024.

Altro fronte cruciale, soprattutto alla luce delle pericolose dinamiche internazionali che stiamo vivendo e della portata del fenomeno migratorio che investe l’Italia, è quello del sostegno alla cooperazione allo sviluppo. Le ong sono attive sui territori di guerra, di povertà estrema o sconvolti da catastrofi ambientali: le loro attività, di cui beneficiano direttamente 63 milioni di persone, sono essenziali per lo sviluppo di questi Paesi, cui è strettamente collegata la situazione nel nostro. È per questo che, insieme alle reti che aderiscono alla Campagna 070, continuiamo a chiedere, con investimenti a partire da questa Legge di Bilancio, che si raggiunga entro il 2030 l’obiettivo di destinare lo 0,70% del reddito nazionale lordo alla cooperazione allo sviluppo. Nella fase critica come quella che stiamo affrontando, che vede la tendenza crescente all’impoverimento e all’emarginazione sociale, non compiere passi avanti nel rafforzamento delle misure sociali equivale a far arretrare ancora il Paese. Da questa consapevolezza confidiamo che si muovano nelle prossime settimane il Governo e il Parlamento, in un percorso di collaborazione con l’obiettivo di dare le migliori risposte possibili alle persone e alle comunità.