In mezzo secolo sono spariti due terzi della fauna selvatica del pianeta Terra. L’allarme è stato lanciato dal Wwf (World Wide Fund for Nature) nel Living Planet Index, uno strumento di riferimento pubblicato ogni due anni. È un ecocidio, così lo descrive l’associazione. E sono le attività dell’uomo la causa principale.

Quindi soprattutto la distruzione degli habitat naturali per far spazio all’agricoltura. È proprio con questa pratica che tra le altre cose si favorisce la genesi e la diffusione di nuove pandemie come quella del nuovo coronavirus. La trasmissione di un virus da specie a specie viene agevolata proprio mettendo in contatto gli esseri umani e gli animali.

L’indice viene compilato in collaborazione con la Zoological Society of London e classifica circa 4.00 specie di vertebrati suddivise in circa 21.000 popolazioni animali in tutto il mondo. Un indice che è in caduta libera per la biodiversità, che si era attestata al 60% durante l’ultimo rapporto del 2018 che ha analizzato il periodo 1970/2014.

“Per 30 anni abbiamo visto la caduta accelerare e continua nella direzione sbagliata”, ha detto all’Afp Marco Lambertini, direttore del Wwf internazionale. “Stiamo assistendo alla distruzione della natura da parte dell’umanità. In effetti, è un ecocidio”.