I manettari chiamano, e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede prontamente risponde. Anche quando, poveraccio, non ha nessuna colpa. E ieri tirato per la giacchetta dal titolo di apertura di Repubblica (“Metà dei boss ancora a casa”) si è sentito in dovere di rispondere con un lungo post su Facebook: «Un articolo di stampa – esordisce il guardasigilli – riprende il tema delle scarcerazioni legate all’emergenza Covid. Per evitare che si faccia (volutamente) confusione tra le competenze e responsabilità istituzionali sancite dalla Costituzione, chiarisco quanto segue. Dopo le note scarcerazioni, decise dalla magistratura in piena autonomia e indipendenza nel bel mezzo della pandemia, su mia iniziativa il governo ha approvato due decreti, che hanno imposto di rivalutare, con il parere obbligatorio delle direzioni distrettuali antimafia, la posizione di tutti i detenuti per reati gravi posti ai domiciliari. Sono decreti che hanno modificato leggi in vigore da almeno cinquanta anni e che nessuno aveva mai cambiato».

Un articolo di stampa riprende oggi il tema delle scarcerazioni legate all’emergenza Covid. Per evitare che si faccia…

Gepostet von Alfonso Bonafede am Donnerstag, 3. September 2020

«In base a quanto previsto – continua il ministro – i detenuti (posti ai domiciliari, ci tengo a ribadirlo, in forza di un provvedimento giudiziario) sono dunque tornati davanti a un giudice, che ha preso le sue decisioni, ovviamente in assoluta autonomia. Come per tutti i provvedimenti in materia di giustizia, ho già avviato uno stretto monitoraggio per verificare l’applicazione dei due decreti antimafia». Come dire non ho colpa, ma anche questa volta farò di tutto, cari amici manettari, per darvi soddisfazione. Ma le giustificazioni non sono bastate e l’opposizione, dalla Lega a Forza Italia, ha gridato allo scandalo chiedendo la testa del ministro, reo di essere per i loro gusti troppo poco manettaro. Per Fratelli d’Italia è intervenuta Giorgia Meloni che parlato di “scandalo”: «FI – ha detto – lo ha denunciato fin dall’inizio: per riportare i boss in galera bisognava revocare, e non semplicemente sospendere, la scellerata circolare del Dap. Bonafede abbia la decenza di dimettersi».

Dura anche Anna Maria Bernini di Forza Italia: «Implacabile nel chiudere in casa i cittadini e incredibilmente permissivo nei confronti di capi e manovali delle cosche. Basterebbe questo per certificare il fallimento del governo». La maggioranza difende il ministro, non perché garantista e attento allo stato di diritto, ma perché a parer loro è invece sufficientemente manettaro. «La verità è che il decreto del governo – ha dichiarato il senatore dem Franco Mirabelli – a cui Lega e FI si sono opposti, ha consentito senza violare le prerogative della magistratura di sorveglianza, di far tornare in carcere centinaia di detenuti». Con buona pace, aggiungiamo noi, dell’articolo 27 della Carta Costituzionale