Pasquale Zagaria tornerà in carcere. Evviva. Forse potrà anche morire in cella, come Cutolo. Almeno, così dice il ministro Bonafede che si è vantato un po’ di questo suo successo. È andato alla Camera e ha dovuto fare in modo di rintuzzare le accuse bislacche che gli arrivano da tutte le parti. Dicono che è uno scarceratore. Quasi un garantista. E lo vogliono cacciare per questo, perché un garantista al ministero della Giustizia è una cosa che non si può sentire. Lui un po’ è stupito un po’ è impaurito. Dice: giuro, io sono più giustizialista di tutti. E di sicuro non commette spergiuro: è così.

Per scrollarsi di dosso i sospetti ha tirato fuori questa cosa di Zagaria. Il boss, il capo camorra, l’assassino. Ma davvero Zagaria è un boss, un capocamorra? No, non lo è, però suo fratello sì. Davvero è un assassino? No, non è stato mai neppure sospettato di omicidio. È un camorrista irredimibile? No, ci sono sentenze di tribunali che dicono che è fuori dal giro. È vero invece che ha un cancro e che ha scontato quasi tutta la pena. Il magistrato di sorveglianza lo ha tirato fuori per questo. Ma giornali e politici non vogliono saperne niente: si chiama Zagaria? Vada a crepare in cella. E Bonafede si è fatto portavoce di questa esigenza di giustizia. Lui e il senatore Morra. Ieri sembrava che festeggiassero la vittoria della coppa dei campioni.

Bonafede ha fornito anche i dati sul sovraffollamento delle carceri. In due mesi ci sono quasi 10 mila carcerati in meno. Come mai? Perché non il ministro ma il Procuratore generale della Cassazione ha dato ai Pm l’ordine di arrestare gli indiziati solo con forti motivazioni, come il pericolo per la collettività, o il rischio di inquinamento delle prove. Insomma, ha detto loro di rispettare la legge. Prima l’uso era di violare la legge e di arrestare per una ragione semplice: far confessare il sospetto. Funzionava, funzionava. E il diritto? Beh, ora non chiedete troppe cose.