Il tribunale di sorveglianza di Reggio Emilia, come fu anticipato più di una settimana fa da Matteo Salvini, ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Raffaele Cutolo. La motivazione è semplice: sta male, ma non abbastanza male. E c’è un rischio, in caso di scarcerazione, per la sicurezza. Raffaele Cutolo ha 79 anni. E’ seriamente malato da diverso tempo. Ha problemi polmonari gravi. E’ al 41 bis, cioè al carcere duro.

E’ molto complicato, per una mente che ragioni senza pregiudizi faziosità e odii, immaginare che ci sia qualcosa di legittimo, o di compatibile con la Costituzione e con la dichiarazione dei diritti dell’uomo, nel tenere al carcere duro un signore di ottant’anni. Cutolo è al carcere duro da 25 anni. Dei suoi 79 anni di vita, 24 li ha trascorsi in libertà, gli altri 55 in prigione. Sta scontando una pena infinita. E’ del tutto evidente che la Nuova Camorra (Nco) che fondò 40 anni fa non esiste più, è sepolta, non ci sono più i suoi sodali, i luogotenenti, gli amici gangster.

Quasi tutti morti, o spariti, o vecchissimi. 55 anni in cella vi sembrano pochi? 25 al carcere duro vi pare una pena ragionevole 600 anni dopo la fine del medioevo? Avete mai letto l’articolo 27 della Costituzione? Dice che le pene non possono “consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Quale senso di umanità trovate nel tenere una persona in prigione per 55 anni? E 25 anni al 41 bis? Chi ha preso la decisione di non scarcerarlo conosceva l’articolo 27 della Costituzione?

Cutolo ieri è stato condannato a morte. Con questa “sentenza”, richiesta a gran voce nei giorni scorsi dai partiti e dai giornali, tutti, a partire da quelli dello schieramento democratico e liberale (penso alla campagna di Repubblica) viene sancita l’uscita dall’ipocrisia. In Italia la giustizia si ispira e si uniforma a un solo principio e a tre parole: vendetta, vendetta, vendetta!