Il ricordo
120 anni dalla nascita di Enrico Mattei: l’ineguagliato visionario centrista e quelle immense potenzialità africane
Enrico Mattei nasceva 120 anni fa. E 64 anni fa moriva in un incidente avvolto in un alone di mistero. Tra le tante domande ancora aperte, nel giorno in cui l’Italia lo ricorda, c’è una questione che merita una risposta. A chi appartiene Enrico Mattei? E può diventare, quello di Mattei, un brand nazionale? La principale industria della difesa e della tecnologia francese, Thales, in mancanza di riferimenti interni è dovuta ricorrere al matematico, astronomo e filosofo greco Talete. La nostra Finmeccanica ha rivendicato per la sua nuova identità il genio italico di Leonardo: intuizione, esperimento e realizzazione di macchine avveniristiche ancora sul finire del 1400.
120 anni dalla nascita di Enrico Mattei: l’ineguagliato visionario centrista
Mattei è il genio italico del nostro Novecento. Il partigiano bianco, l’operaio ventenne diventato capitano d’industria, l’eroe civile del miracolo economico italiano. Un Garibaldi, un Mazzini. Che non ha dovuto lottare per l’indipendenza dagli Austriaci o dal Papa-Re ma per l’indipendenza e la sovranità energetica italiana, capitolo non risorgimentale ma tardo-industriale della nostra storia. Mattei è un simbolo, un campione nazionale del quale essere fieri.
Giorgia Meloni ne ha fatto un faro, ma la famiglia ha diffidato il governo
A torto, la politica l’ha messo nel dimenticatoio molto a lungo. Giorgia Meloni ne ha fatto un faro, un totem del suo governo. Intestandogli sin dall’inizio del mandato l’intera campagna d’Africa della cooperazione italiana, sostenuta da centinaia di progetti, missioni, partenariati. Di recente però Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi dell’imprenditore e fondatore dell’Eni Enrico Mattei ha diffidato il governo dall’usare il cognome di famiglia per il Piano Mattei. Il discendente del fondatore di Eni avrebbe inviato una Pec alla presidenza del Consiglio per sostenere che lo zio si sarebbe trovato in disaccordo con le scelte dell’attuale governo. Sempre difficile reinterpretare e pretendere di attualizzare il pensiero di chi è scomparso sei decadi fa.
I punti fermi di Mattei
Qualche punto fermo: Mattei era certamente un moderato. Una figura che scelse anche la via dell’impegno politico, per un breve tratto, ma con una originale unicità. Fu una delle figure più originali e irregolari della Prima Repubblica: un centrista atipico, difficilmente classificabile nei tradizionali recinti ideologici. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1948 al 1953, incarnò un cattolicesimo politico saldo nei valori, legato all’ordine dello Stato e alla tradizione nazionale. Non a caso proveniva da una famiglia dell’Arma dei Carabinieri, verso cui mantenne sempre rispetto istituzionale e sensibilità per l’autorità pubblica. Ma Mattei non fu mai un conservatore ordinario. Pur uomo d’ordine, comprese prima di altri che l’Italia del dopoguerra aveva bisogno di allargare il consenso democratico e dialogare con le forze popolari e sociali. Per questo guardò con interesse alla sinistra sociale e alla corrente più avanzata della Dc, vicina a Giorgio La Pira e Giovanni Gronchi. Fu dunque un moderato innovatore: anticomunista senza fanatismi, statalista senza dogmatismi, patriota senza nazionalismi. Usò l’ENI come leva di sovranità economica e insieme come strumento per riequilibrare il sistema politico, parlando tanto al centro quanto alla sinistra. In questo senso Mattei anticipò formule che sarebbero arrivate anni dopo: un centro forte capace di aprire, senza arrendersi.
Uno dei primi ad istituire le immense potenzialità dell’Africa
Ieri Giorgia Meloni lo ha ricordato in grande stile, con una lunga rievocazione: «Tra gli artefici del miracolo economico che nel Dopoguerra ha reso l’Italia una potenza industriale e produttiva, Mattei è stato uno dei primi ad intuire le immense potenzialità dell’Africa e a gettare le basi per costruire una cooperazione fondata su relazioni autentiche, paritarie, reciprocamente vantaggiose». E di più: «Ha dato forma e sostanza ad una visione di sviluppo e di crescita condivisa, aprendo una stagione di investimenti infrastrutturali nel Continente africano che ancora oggi producono i loro frutti». Mattei è stato un innovatore visionario anche in politica, un atipico e coraggioso scommettitore sulla forza del dialogo contro la vecchia destra e la vecchia sinistra. Per questo oggi che tutti lo tirano per la giacchetta, Mattei sembra così distante e così diverso da tutti. Il protagonista di una storia che nessuno ha ancora avuto la capacità di realizzare.
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