E per l’aumento dei contagi, e per l’emergenza che non risparmia la scuola e fa rincorrere il governo il dilagare della variante Omicron, e che agita lo spettro della Didattica a Distanza, si ricorre alle vaccinazioni: si corre agli hub anche per i più piccoli. Centinaia i bambini accompagnati dai genitori, padri e madri, in questi giorni ai centri a Napoli per la somministrazione. L’obiettivo, l’appello, è uno solo: “Riaprite le scuole!”.

O almeno scongiurare giorni se non settimane di Dad. Si dovrebbe tornare in classe il 10 gennaio, lunedì prossimo, nonostante i proclami del Presidente della Campania Vincenzo De Luca, favorevole a uno slittamento. Certo l’emergenza in Regione avanza: proprio da lunedì potrebbe esserci il passaggio in Zona Gialla. Il sistema è al limite del 10%, la soglia delle terapie intensive tra i parametri indicati dal governo per il cambio di fascia. E proprio oggi il Presidente dell’Ordine dei Medici napoletani Bruno Zuccarelli ha lanciato un allarme tutt’altro che rassicurante.

Né all’indomani del primo lockdown, né nel corso della seconda e terza ondata la nostra situazione è stata tanto grave – ha segnalato Zuccarelli – e ora rischiamo di perderne il controllo. Il dilagare della variante Omicron ha messo in ginocchio ospedali, ambulatori, studi medici e rete dell’emergenza, e ciò che emerge oggi è solo la punta dell’iceberg. Entro una settimana o due al massimo, se non si interviene adesso, rischiamo di vedere a Napoli ciò che purtroppo abbiamo visto in Lombardia due anni fa: se vogliamo evitare il peggio si intervenga subito, non metteteci in condizione di dover applicare il ‘codice nero’”.

Secondo i dati della Fondazione Gimbe sui contagi Napoli, Caserta e Avellino sono tra le province italiane con più contagi. Nell’area partenopea sono 1.402 i casi ogni centomila abitanti. E, a proposito di scuola, circa 1.500 dirigenti scolastici hanno indirizzato una lettera aperta al governo per tornare alla Dad, procedere con vaccini e screening, prima di tornare in classe, dopo il plateau, il picco di contagi che gli esperti individuano a fine gennaio. “In un momento nel quale è necessaria almeno la minima sorveglianza delle classi (per non parlare della didattica, che risulterà in molti casi interrotta), non sapremo, privi di personale, come accogliere e vigilare su bambini e ragazzi – si legge – Altrettanta preoccupazione grava sulle probabili assenze del personale ATA. Ci troveremo nell’impossibilità di aprire i piccoli plessi e garantire la sicurezza e la vigilanza”.

Secondo le nuove regole del governo, negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia in presenza di un positivo nella sezione o gruppo classi per 10 giorni le attività sono interrotte – la fascia di età non è vaccinata e a scuola non portano mascherina mentre il personale a contatto indossa l’FFP2; mentre alla scuola primaria in caso di un positivo si attiva la sorveglianza con tampone antigenico o molecolare subito e dopo cinque giorni, con due casi o più la classe va in Dad per 10 giorni. Perciò oggi centinaia di bambini accompagnati dai genitori sono arrivati agli hub di Napoli, tantissimi presso la Mostra d’Oltremare a Fuorigrotta, per la somministrazione.

Risulta essere di appena superiore al 10% la percentuale dei bambini tra i 5 e gli 11 anni che ha ricevuto una dose del siero anti-covid – le vaccinazioni sono partite lo scorso 16 dicembre. Secondo la presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip) Annamaria Staiano, napoletana, la campagna non è ancora decollata. Sotto il 5% i più piccoli vaccinati in Campania, a quanto pare perché i genitori hanno preferito “aspettare per essere più tranquilli sulla sicurezza”. Staiano però si è detta ottimista: e le affluenze di questi giorni le stanno dando ragione.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.