Scuola, sangue, crolli e tragedie sfiorate per un pelo. Sembra una maledizione, una maledizione che ci ricorda quasi ogni giorno che l’indifferenza e la superficialità uccidono: nel vero senso della parola. Ciò che non curiamo esplode con una violenza inaudita. Ieri mattina, un martedì tra i banchi di scuola stava per rivelarsi un giorno da incubo quando nella scuola elementare Rodari di Caivano un pezzo di intonaco di circa 40 centimetri si è staccato dal soffitto di un’aula. Per fortuna i bambini erano appena usciti per andare in sala mensa, nessuno dei piccoli alunni è rimasto quindi ferito nel crollo. Se fossero stati ognuno al proprio posto, si sarebbero rischiate conseguenze gravi visto che il pezzo di intonaco ha colpito tre-quattro banchetti. Questione di secondi, quindi. Questione di fortuna. Ma si può parlare di fortuna quando parliamo della vita di un bambino? Della vita in generale. Solo una fortunata coincidenza ha evitato il peggio.

«Parliamo di un tetto che è stato sistemato appena sei mesi, com’è possibile che sia successo tutto questo? – si chiede Gaetano Ponticelli presidente del Consiglio d’Istituto e consigliere Comunale di Caivano – Per fortuna i nostri figli non erano in classe perché in sala mensa altrimenti ci saremmo potuti trovare davanti a una tragedia». Tragedie praticamente preannunciate: se non si investe nella manutenzione delle scuole, crollano. In Campania ben il 45 per cento delle scuole, infatti, è stato costruito tra il 1941 e il 1974; gli interventi di adeguamento sismico e/o efficientamento energetico negli ultimi cinque anni sono stati pari allo 0,7% contro il 4,4 per cento della media nazionale. Le statistiche di Legambiente dicono che in Campania si spendono per la manutenzione straordinaria 2.574 euro per edificio a fronte dei 14.005 spesi nel resto del Paese. Per la manutenzione straordinaria, invece, se ne sborsano 3.767, pochi rispetto ai 23.946 erogati nel resto del Paese. La Campania ha investito finora 600 milioni (quasi tutti fondi europei) e, per il piano triennale, ha ricevuto da Comuni, Province e Città metropolitana richieste di intervento sulle scuole per un miliardo e 600 milioni (dati aggiornato al 2020).

Il fabbisogno, però, potrebbe toccare addirittura i quattro miliardi. Ecco, se la Regione e la Città Metropolitana non si mettono in testa che bisogna investire in questi ambiti, dovremo sempre sperare in un colpo di fortuna e fare i soliti mea culpa quando poi la tragedia ci sarà. Non appare accettabile. Come non è accettabile una generazione di giovani pervasi da una violenza inaudita. Nelle stesse ore, infatti, un’altra scuola ha rischiato di diventare teatro della morte di un ragazzino di appena 13 anni. Ci troviamo a Melito, tra i banchi della scuola Marino Guarano. Nel primo pomeriggio di ieri, durante la pausa pranzo un alunno di terza media è stato ferito alla schiena da un’arma da taglio impugnata da un altro studente. Dopo la brutale aggressione, il ragazzino è stato assistito dai sanitari del 118 e trasportato all’ospedale Santobono di Napoli: tre i punti di sutura applicati. La ferita sarebbe lieve ma la prognosi non è stata ancora sciolta. Per fortuna, anche questa volta dobbiamo ringraziare solo la dea bendata: il giovane non è in pericolo di vita. Le domande sono tante, troppe. Come siamo arrivati a tutto questo? Quali sono le motivazioni? Perché un ragazzino va in classe e insieme con il diario si porta dietro anche un coltello? Perché la scuola è diventata un pericolo? Perché un soffitto crolla nell’indifferenza di tutti? Come siamo arrivati fino a qui? Come ci siamo abituati a tutto questo?

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.