Un colpo di scena inatteso da Glasgow, dove è in corso la Cop26 sul clima. Le due superpotenze al tavolo, Stati Uniti e Cina, firmano infatti un comunicato congiunto che attesta la collaborazione sul cambiamento climatico. 

Le due ‘big’ hanno annunciato il raddoppiamento degli sforzi congiunti per ridurre i gas serra, invocando una “azione climatica più forte negli anni ’20” sulle linee guida di Pari, anche sulla riduzione delle emissioni da metano. 

L’inviato per il clima della Cina alla Cop26, Xie Zhenhua, ha annunciato infatti che il suo Paese e gli Stati Uniti hanno concordato di aumentare la collaborazione sul cambiamento climatico. Parlando ai giornalisti, ha affermato che i due più grandi emettitori di gas serra al mondo delineeranno i loro sforzi in una nota congiunta sulla base dell’accordo di Parigi del 2015.

I due Paesi hanno concordato di raddoppiare gli sforzi con “azioni concrete”, afferma una dichiarazione congiunta di Cina e Usa. La loro intesa, spiegano, chiede “azione climatica più forte negli anni ’20” sulle linee guida di Parigi, anche con nuovi più forti obiettivi di tagli alle emissioni nel 2025. La Cina ha promesso di seguire gli Usa e limitare il metano. L’accordo prevede regole “concrete e pragmatiche” in materia di decarbonizzazione, riduzione delle emissioni di metano e lotta alla deforestazione. “Entrambe le parti riconoscono che c’è un divario tra lo sforzo attuale e l’accordo di Parigi”, ha detto Xie nell’annunciare l’accordo, “quindi rafforzeremo congiuntamente l’azione per il clima e la cooperazione rispetto alle nostre rispettive situazioni nazionali. Entrambi vediamo che la sfida del cambiamento climatico è esistenziale e grave. Ci prenderemo le nostre dovute responsabilità e lavoreremo insieme”.

Xie Zhenhua ha affermato quindi che l’utilizzo dei mercati globali del carbonio “sarà molto utile” per il taglio delle emissioni, ma ciò comporta una questione negoziale che non è stata risolta per sei anni e non lo è stata ancora nei colloqui a Glasgow.

L’omologo statunitense, John Kerry, ha commentato così l’accordo: “Con questo annuncio abbiamo fatto un nuovo passo” avanti, “collaborare è un imperativo”.

LA BOZZA DELL’ACCORDO – A un giorni dal termine della Conferenza sul clima, che chiuderà i battenti venerdì 12 novembre, la prima bozza dell’accordo finale per ora ha avuto il risultato di scontentare i diversi attori in campo. 

Il testo infatti  i Paesi a ridurre della metà le emissioni di gas serra entro il 2030, mentre varie nazioni,  soprattutto gli Stati insulari la cui esistenza è minacciata, hanno avvertito che il testo non fa abbastanza per limitare l’aumento delle temperature o aiutare i Paesi poveri ad adattarsi.

Nella bozza infatti la Cop26 decide di “proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 °C” e riconosce che “limitarlo a 1,5° C entro il 2100 richiede riduzioni rapide, profonde e sostenute delle emissioni globali di gas serra, compresa la riduzione globale di emissioni di anidride carbonica del 45% entro il 2030 rispetto al livello del 2010 e allo zero netto intorno alla metà del secolo”.

Una dichiarazione deludente: i Paesi che più spingevano per una svolta ‘green’ avrebbero voluto infatti un chiaro riferimento al 2050, e non un vago “metà del secolo”. Ma altro colpo alle speranze è il target che resta “ben al di sotto dei 2°C”, lo stesso di sei anni fa agli accordi sul clima di Parigi.

Pur essendo un accordo che sicuramente non spinge nella direzione che chiedevano gli attivisti per il clima, alcune delle conclusioni non piaceranno ai “grandi inquinatori”. È il caso dell’Australia, che non avrà gradito il richiamo alla “eliminazione accelerata del carbone” di cui è grande produttore, così come a Cina e India sicuramente non piacerà il richiamo alle emissioni di Co2 a zero netto per la metà del secolo, dato che i due giganti hanno spostato l’orizzonte rispettivamente al 2060 e 2070.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.