Non è un segreto che la COP26 sia un fallimento“. Senza mezzi termini l’attivista contro il cambiamento climatico, Greta Thunberg, affonda un duro colpo e lancia un duro atto di accusa nei confronti della Conferenza mondiale sul clima in corso a Glasgow. E lo fa dal palco di George Square, dopo una marcia di alcuni chilometri nel centro della città scozzese per lo sciopero del clima di Fridays for Future, accusando i leader e i potenti del mondo di “sapere bene” ciò che stanno facendo: “bei discorsi” per nascondere “parole vuote e bla bla bla”.

“La Cop26 evento di pubbliche relazioni”

Thunberg, dal palco, torna all’attacco di leader e negoziatori: “Ormai sappiamo che i nostri imperatori sono nudi, i leader hanno passato decenni a non fare altro che parlare e parlare, e non ci ha portato da nessuna parte“: ha ribadito la giovane attivista. “La Cop è diventata un evento di pubbliche relazioni, i leader non stanno facendo nulla, stanno creando delle scappatoie e costruendo delle regolamentazioni a loro beneficio e per continuare a trarre profitto da questo sistema distruttivo“.

La giovane attivista svedese denuncia la conferenza sul clima in corso in Scozia come quella che ha “escluso di più” le voci dal basso e sostiene che non sia possibile affrontare la minaccia del cambiamento climatico “con gli stessi metodi” utilizzati finora. Thunberg è tornata all’attacco di leader e negoziatori accusati di far leva su “cavilli e statistiche incomplete” per salvaguardare “il business e lo status quo”. Si appella quindi al “greenwashing“, l’ambientalismo di facciata dei leader politici e delle multinazionali.

Secondo Thunberg “il colonialismo è alla radice della crisi climatica, ma questo è un argomento troppo scomodo” per essere discusso nella conferenza.
Cosa servi ai governanti per svegliarsi?“, ha proseguito la ragazza. “rivolgendosi alla folla. “Sembra che il loro obiettivo sia principale continuare a lottare per lo status quo“, è la linea di Thunberg.

Critica anche l’altra ambientalista, la 24enne ugandese Vanessa Nakate, che ha parlato dal palco di George Square un’ora prima dell’attivista svedese: “Quanto dovrà passare prima che i leader delle nazioni capiranno che la loro inazione distrugge l’ambiente? Siamo in una crisi, un disastro che avviene ogni giorno. L’Africa è responsabile del 3% delle emissioni storiche, ma soffre il peso maggiore della crisi climatica. Ma come può esserci giustizia climatica se non ascoltano i paesi più colpiti? Noi continueremo a lottare“.

Domani, sabato 6 novembre, si replica la manifestazione: la polizia prevede fino a 100mila manifestanti a Glasgow.

“Inquina di più l’1 per cento più ricco del mondo”

Spaventa l’ultimo rapporto pubblicato da Oxfam, che denuncia come nel 2030 le emissioni di CO2 prodotte dall’1 per cento più ricco dell’umanità saranno 30 volte superiori a quanto sostenibile per contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5°C. Le emissioni del 50 per cento più povero sono destinate a restare ben al di sotto della soglia di guardia.

Senza una radicale inversione di rotta tra meno di 10 anni, secondo Oxfam, le emissioni prodotte dal 10 per cento più ricco potrebbero portare il pianeta al punto di non ritorno indipendentemente da quello che farà il restante 90 oer cento dell’umanità. In sintesi, quindi, i più ricchi del pianeta dovrebbero ridurre le emissioni del 97 per cento entro il 2030. Il rapporto di Oxfam, in collaborazione con l’Institute for European Environmental Policy (IEEP) e lo Stockholm Environment Institute (SEI), fotografa uno scenario molto allarmante.

Redazione