Il surriscaldamento globale è diventata una priorità, un problema da affrontare con efficacia e soprattutto subito. Ne sono convinti i rappresentanti di circa 200 Paesi di tutto il mondo che prendono parte a Glasgow a Cop26. “Se non prendiamo seriamente il cambiamento climatico oggi, sarà troppo tardi perché lo facciano i nostri figli domani”, ha detto Boris Johnson in apertura del vertice. Un monito che suona come un campanello d’allarme per tutti i Paesi del Mondo affinchè il summit possa tirare fuori proposte e soluzioni concrete.

Mentre i leader dei Paesi economicamente più ricchi promettono al G20 di impegnarsi a limitare il riscaldamento globale con “azioni significative ed efficaci”, ma non specificano come o con che tempi, si apre a Glasgow la Cop26. La conferenza Onu sul clima sarà scenario di intensi negoziati tra circa 200 Paesi sui tagli alle emissioni di gas serra e gli effetti del riscaldamento globale. È “la nostra ultima, miglior speranza di mantenere raggiungibili gli 1,5°”, la soglia entro cui contenere l’aumento delle temperature, ha detto all’apertura il ministro britannico Alok Sharma, nominato dal governo di Londra a presiedere la conferenza.

Speranze che lo stesso Papa Francesco condivide, chiedendo ai cattolici di pregare perché i leader mondiali “ascoltino il grido della Terra e dei poveri”, dando “risposte efficaci per le generazioni future”. Secondo gli scienziati, le possibilità di raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi del 2015 sfuma sempre più. Il mondo si è già riscaldato oltre gli 1,1° e le attuali proiezioni sulla base dei tagli pianificati nel prossimo decennio prevedono un aumento di 2,7° entro il 2100. Ne deriveranno scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari, aumento di intensità e frequenza degli eventi meteo estremi.

Il segretario generale Onu ha commentato: “Lascio Roma con le speranze disattese – ma almeno non sepolte. Avanti con la Cop26 per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°”.A Glasgow è arrivata anche l’ecoattivista Greta Thunberg, simbolo della richiesta d’azione dei giovani, che ha detto a Bbc: l’obiettivo degli 1,5° è “in teoria possibile”, ma finora i leader mondiali hanno dimostrato che per loro non è una priorità.

Sharma alla cerimonia di apertura ha aggiunto che la Cina, maggior emettitrice di gas serra, ha appena alzato i propri obiettivi, “ma naturalmente ci aspettiamo di più”. L’inviato degli Stati Uniti per il clima, John Kerry, giorni fa aveva citato il drammatico impatto del mancato rispetto degli obiettivi di Parigi, esprimendo però ottimismo sul fatto che si vada nella giusta direzione. Gli Usa sono attualmente il secondo emettitore al mondo. L’India, il terzo, deve ancora stabilire un obiettivo per emissioni nette zero. “Abbiamo bisogno che tutto il G20 avanzi”, ha detto Sharma, perché “costituisce l’80% delle emissioni globali”.

A Roma ha parlato anche il principe Carlo, chiedendo ai leader mondiali di ascoltare le “disperate voci” delle persone giovani e dicendo che i leader del G20 hanno “una schiacciante responsabilità sulle generazioni che devono ancora nascere”. Carlo sarà Glasgow, dove la madre, la regina Elisabetta II, sarà assente su consiglio di riposare da parte dei medici.

Alla conferenza ci sono due grandi assenti che non passano certamente inosservati. Pesa anche l’assenza dei leader cinese e russo, Xi Jinping e Vladimir Putin: una circostanza che Downing Street ha provato a minimizzare, spiegando che comunque le delegazioni presenti a Glasgow sono di alto livello: “Vogliamo che ogni Paese si faccia avanti con obiettivi significativi sul clima e con promesse per raggiungere la neutralità di emissioni”, dicono i consiglieri del premier britannico.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.