Negli ultimi mesi è comparsa spesso accanto a Greta Thunberg per parlare di clima e ambiente davanti ai grandi della terra. Vanessa Nakate, 24 anni, ha commosso e si è commossa alla Youth4Climate di Milano dove ha parlato alla platea dando voce al Sud del Mondo che finora è sempre rimasto un po’ ai margini della discussione globale sulla transizione ecologica.

Nata a Kampala, capitale dell’Uganda nel 1996, è stata la prima attivista del Fridays for Future in Uganda, avviando nel gennaio 2019 uno sciopero solitario di protesta contro gli effetti del cambiamento climatico nel suo paese. Ha fondato il Rise up Climate Movement e promosso la campagna per la salvaguardia della foresta pluviale della Repubblica Democratica del Congo. Si è laureata in economia aziendale presso la Makerere University Business School nel gennaio 2019.

Vanessa, insieme a Greta, ha portato alla Youth4Climate di Milano le istanze della sua Africa nel dibattito sul cambiamento climatico. “L’Africa è il continente che emette meno gas serra al mondo, dopo l’Antartide – ha detto Vanessa – storicamente è responsabile appena del 3% delle emissioni globali, eppure è quella che sta subendo di più la crisi climatica”.

Vanessa ha parlato di ondate di calore, i roghi che hanno devastato l’Africa, la carestia che sta distruggendo le vite di decine di migliaia di persone in Madagascar. Poi ha citato anche le isole dei Caraibi e del Pacifico diventate “inabitabili”, i 6 milioni di abitanti del Bangladesh costretti a lasciare le proprie case, le “migliaia di specie animali e vegetali che finiranno nell’oblio”.

E infine: “Who is going to pay?”, chi pagherà per tutto questo? “Ovunque io vada i leader dicono che manterranno gli impegni ma sono poche le prove dei 100 miliardi di dollari che sono stati promessi per aiutare i paesi vulnerabili dal punto di vista climatico. Dovevano arrivare entro il 2020 ma siamo ancora in attesa”.

Ha commosso la platea parlando di situazioni che esistono ancora nel suo paese: “Per quanto tempo le bambine saranno date in sposa perché le loro famiglie hanno perso tutto nella crisi climatica?”. O “non ci si può adattare alla perdita di una lingua, di una storia, alla fame, all’estinzione”.

Nakate inizia il suo impegno per il clima nel gennaio 2019, preoccupata per le temperature insolitamente elevate registrate nel suo paese d’origine, attraversato nei mesi di ottobre e dicembre da un’intensa ondata di caldo. Da sola o affiancata dai fratelli, sciopera ogni venerdì in concomitanza con il movimento dei Fridays for future presidiando quattro punti nevralgici di Kampala, per spostarsi in seguito fuori dai cancelli del Parlamento ugandese, con un cartello che si apre con lo slogan “Amore verde, pace verde”.

Da quel momento ha fatto breccia nel cuore dei suoi coetanei connazionale non senza qualche iniziale ritrosia. Fonda il “Youth for Future Africa”, che in seguito si trasforma nel “Rise up Movement”. Uno degli obbiettivi perseguiti è sensibilizzare le nuove generazioni sul cambiamento climatico, a partire dalla diffusione della conoscenza di questo problema – le sue cause e il suo impatto – nelle scuole primarie e secondarie.

L’8 gennaio 2020 Nakate invia un tweet a Greta Thunberg con una foto in cui è ritratta insieme ad altri due attivisti, per ricordarle la protesta in atto nel suo paese, chiedendole implicitamente un aiuto per diffondere l’informazione. Greta Thunberg ritwitta immediatamente, condividendo la sua storia, offrendole un consiglio e lanciando a tutti un appello, forte del suo seguito sui social media. Nel novembre 2020 Vanessa Nakate è stata inclusa nella lista stilata dalla BBC delle 100 donne più illuminate ed influenti del 2020.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.