Basta con le chiacchiere, “bla bla bla” li chiama, è arrivato il tempo di agire. E’ l’imperativo che arriva da Greta Thunberg, protagonista questa mattina dell’evento di apertura del Youth4Climate, il dibattito pubblico che porterà a Milano dal 28 settembre al 30 settembre quattrocento giovani in rappresentanza dei 197 Paesi dell’Onu per discutere di clima.

Un evento che precede il Pre-Cop26 di Milano, la riunione dei ministri dell’Ambiente che saranno i protagonisti della Cop26 prevista a Glasgow (Scozia) dal 31 ottobre al 12 novembre.

Al Mico di Milano, dopo essersi sottoposta al tampone rapido, Greta ha tenuto un appassionato discorso durante la sessione plenaria di apertura dei lavori. Prima dell’attivista svedede le attenzioni si sono concentrate su una seconda giovane paladina del clima, Vanessa Nakate, ugandese fondatrice di Rise Up.

Un discorso terminato in lacrime, con l’abbraccio di Greta. L’attivista ugandese ha infatti raccontato di aver assistito ai morti provocati dalle alluvioni: un paradosso secondo Vanessa Nakate perché il suo Paese “sta cambiando velocemente”. “Non è ironico – ha chiesto la fondatrice di Rise Up – che l’Africa sia la più bassa per emissioni eppure paga pesantemente la crisi climatica?”.

Africa che “è responsabile per il 3% delle emissioni globali, ma soffriamo l’impatto della crisi più di altri”. Il problema è chiaro: “Chi pagherà per tutto questo? Chi pagherà per le persone che muoiono, che scappano, per le specie che scompaiono? Per quanto tempo ancora sarà così?“.

Dopo Vanessa Nakate sul palco è salita quindi Greta Thunberg, con un discorso tutto all’attacco contro la politica delle parole. Le bordate sono contro i leader che “difettano di azione ed è intenzionale, fanno finta di avere ambizioni contro i cambiamenti climatici, ma aprono miniere sfruttando risorse senza aumentare risorse. Selezionano giovani come noi facendo finta che ci ascoltano, ma non è vero, non ci stanno ascoltando“.

Contro il cambiamento climatico, è l’appello dell’attivista svedese, “dobbiamo trovare ina transizione senza traumi” perché “non c’è un piano B o un piano“. Quindi l’ennesima accusa ai leader mondiali: “Sentiamo dai nostri leader parole, parole altisonanti che non sono diventate niente. Basta bla bla bla, sono 30 anni che sentiamo chiacchierare e dove siamo?“.

Attualmente, secondo Greta, “stiamo ancora andando nella direzione sbagliata“. Per l’attivista “il cambiamento è possibile, urgente, ma non dobbiamo continuare così. Dicono che vogliono delle soluzioni, ma non si può affrontare una crisi che non si conosce, non si può equilibrare o bilanciare se non consideriamo il passato delle emissioni storiche, il consumo delle merci”.

Un appello raccolto da Roberto Cingolani, il ministro della Transizione ecologica che ha chiuso la sessione di apertura della Pre Cop26 a Milano. “Al di là dei modi di esprimersi diversi, legati anche a fattori generazionali, sono state dette le stesse cose“, ha detto il ministro.

“La crisi climatica è chiara a tutti, ma c’è anche una crisi di disuguaglianza globale che pesa su quella climatica e subisce la crisi climatica in modo diverso”, ha affermato Cingolani. “Vanessa Nakate e Greta Thunberg hanno detto due cose importanti. Vanessa che non abbiamo raggiunto i 100 miliardi per i Paesi più deboli che avevamo promesso, come Paesi avanzati. E Greta ha chiesto di ascoltare la scienza perché quello che abbiamo fatto non é abbastanza, ci vuole più sforzo. C’è il problema del cambiamento climatico, che però è subito in modo diverso in base a dove si vive. Io lo avevo detto in termini un po’ diversi, loro hanno usato modi più enfatici, dicendo che è impossibile separare il cambiamento climatico dalle disuguaglianze globali”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia