Il 2019 è stato l’anno più caldo mai registrato in Europa, oltre 1,2° C sopra la media, seguito da vicino dal 2014, 2015 e 2018. Undici dei 12 anni più caldi in Europa invece si sono verificati dal 2000. È quanto emerge dallo European State of the Climate (ESOTC) 2019, il rapporto sullo stato del clima in Europa per il 2019 redatto dal Copernicus Climate Change Service (C3S), programma di osservazione della Terra dell’Unione europea. L’ennesimo campanello dall’allarme nel giorno che celebra il 50esimo ‘Earth Day‘, la Giornata della Terra.

Lo studio rivela come tutta l’Europa è stata più calda della media, a eccezione di alcune piccole aree. Le maggiori anomalie annuali della temperatura si sono verificate nell’Europa centrale e orientale. Tutte le stagioni sono state più calde della media, con l’estate che è stata la quarta più calda almeno dal 1979. Le temperature giornaliere minime e massime medie annue sono state più calde della media quasi ovunque in Europa, con temperature massime che generalmente mostrano anomalie maggiori rispetto alle temperature minime. La temperatura della superficie terrestre in Europa supera di quasi 2° C quella della seconda metà del XIX secolo.

Il rapporto redatto dal Copernicus Climate Change Service sottolinea inoltre come nel 2019 in Europa si è registrato un aumento delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (CO2) e metano (CH4), “dovremmo guardare indietro di milioni di anni nella storia per trovare concentrazioni elevate come nel 2019” di gas serra.

POLO NORD SENZA GHIACCI IN ESTATE PRIMA DEL 2050 – Il Mar Glaciale Artico potrebbe ritrovarsi del tutto libero dai ghiacci in estate anche prima del 2050. L’efficacia delle misure messe a punto per la protezione del clima determinerà quanto frequentemente e per quanto a lungo.

Sono questi i risultati frutto della collaborazione di un team internazionale di ricercatori provenienti da 21 istituti in tutto il mondo, e che comprende anche autori della Fondazione CMCC Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Il team di ricercatori ha analizzato i risultati recenti di 40 diversi modelli climatici. Utilizzando questi modelli, i ricercatori hanno considerato la futura evoluzione della copertura di ghiaccio marino artico per uno scenario con elevate emissioni future di CO2, e scarse misure di protezione in favore del clima. Come previsto, con queste simulazioni il ghiaccio marino nell’Artico scompariva assai rapidamente in estate. Tuttavia, il nuovo studio rivela come il ghiaccio marino artico in estate scompaia occasionalmente anche se le emissioni di CO2 sono rapidamente ridotte.

La Fondazione CMCC, con la sua divisione di ricerca ODA – Ocean modeling and Data Assimilation, ha contributo a questo studio di analisi della variabilità del ghiaccio marino per diversi scenari futuri, come riprodotto negli esercizi CMIP più recenti. “Come nei precedenti esercizi CMIP – spiega la ricercatrice della Fondazione CMCC Dorotea Iovino – i modelli CMIP6 differiscono ampiamente nel simulare quando l’Oceano Artico sarà libero dai ghiacci, con un’estensione del ghiaccio marino inferiore al milione di km2. Tuttavia, la maggior parte dei modelli, e in particolare quei modelli in grado di catturare meglio l’evoluzione del ghiaccio marino osservata, prevedono che l’Artico si ritroverà libero dai ghiacci a settembre prima del 2050, in tutti gli scenari presi in esame“. “Anche riducendo le emissioni globali rapidamente e in maniera sostanziale, e con ciò riuscendo a rimanere al di sotto dei 2°C di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali, ciò nonostante il ghiaccio marino nell’Artico potrebbe occasionalmente scomparire in estate anche prima del 2050. E questa è una notizia che ci ha veramente sorpreso”, commenta Dirk Notz, a capo del gruppo di ricerca sul ghiaccio marino dell’Università di Amburgo, in Germania, e coordinatore di questo studio.

Attualmente il ghiaccio alla deriva nel Mar Glaciale Artico intorno al polo nord è presente tutto l’anno. Ogni estate, l’estensione del ghiaccio marino si riduce, per aumentare di nuovo in inverno. In risposta all’attuale riscaldamento globale, l’area complessiva di Mar Glaciale Artico ricoperta dal ghiaccio marino si è rapidamente ridotta nel corso degli ultimi decenni, con gravi conseguenze per l’ecosistema artico e per il clima: la copertura di ghiaccio marino è il terreno di caccia e l’habitat di foche e orsi polari, e mantiene più fresca la regione artica riflettendo la luce solare. Quanto frequentemente l’Artico perderà la sua copertura di ghiaccio marino in futuro, lo studio suggerisce che dipenderà dai livelli delle future emissioni di CO2. Se le emissioni saranno ridotte in tempi brevi, anni liberi dai ghiacci si verificheranno solo occasionalmente. Per elevati livelli di emissioni, il Mar Glaciale Artico si ritroverà libero dai ghiacci nella maggior parte degli anni. Pertanto, gli esseri umani hanno ancora un impatto sulla frequenza con cui l’Artico perde la sua copertura di ghiaccio marino annuale.