Sinistra
Addio a Fabio Mussi, colto e irripetibile apolide della sinistra
Politico e intellettuale, dirigente controcorrente della sinistra. Violante: “Uomo leale e coraggioso”. Vendola: “Mancherà la sua saggezza”
Fabio Mussi non si è mai arreso alle angherie dei suoi tempi. Si è dovuto arrendere a quella somma angheria del tempo che è la morte. I più giovani non lo ricordano: potremmo definirlo, con quel baffo pronunciato e il sorriso sottile, un personaggio dei fumetti di Asterix. Il capovillaggio: quello che non si era mai arreso allo strapotere dei romani, rimanendo l’ultimo, saggio combattente.
Nella vita era stato, insieme, un militante disciplinato e un idealista hegeliano. Aveva aderito alla «Svolta» di Achille Occhetto, dicendo di sì dopo la Bolognina, per poi dare vita alla sinistra interna, contrastando con leale fermezza prima Achille Occhetto, poi Massimo D’Alema, quindi Walter Veltroni e infine Piero Fassino. Rimase apolide. Perché la sua sinistra non aveva molto a che fare con quella di oggi, ed era lontana da quella di Elly Schlein. Il Riformista ha raccolto alcuni ricordi dei protagonisti che gli furono accanto, o gli furono avversari. E i secondi oggi lo celebrano più dei primi: testimoni, tutti, di un’epoca di rispetto umano profondo. Di giusta gravitas. Di consapevole valore delle idee. Un’epoca irripetibile, come i suoi protagonisti. Ce ne accorgiamo quando ci lasciano senza riuscire, come Fabio Mussi, a lasciarci davvero del tutto.
L’ex ministro della Pubblica istruzione nel secondo governo Prodi (2006) era stato cinque volte deputato e per cinque anni Vicepresidente della Camera. Gavino Angius, dirigente riformista del Pci, più volte senatore e poi Vicepresidente del Senato, sottolinea: «Avevamo opinioni divergenti, e anche discussioni piuttosto animate, diciamo, ai tempi della svolta. Ma questo, per quanto mi riguarda, fa parte della lealtà politica, quella di affrontarsi con le proprie posizioni e i propri giudizi a viso aperto. Il punto che ci univa era l’indistruttibile passione politica contro le ingiustizie del mondo. Questo è quello che conta. Il resto sono schermaglie della vita politica che vanno e vengono». L’ex Presidente della Camera, Luciano Violante, è sulla stessa falsariga: «Fabio era un uomo leale e coraggioso; un intellettuale che leggeva e studiava davvero; un politico forte e indipendente. In una riunione del Comitato Centrale, dopo una flessione del PCI in una elezione, venne accusato, in quanto responsabile della propaganda, di avere sbagliato campagna. Replicò davanti a tutti i massimi dirigenti: La propaganda era ottima, ma il prodotto era invendibile».
Nichi Vendola è affranto. «Questo tuo congedo discreto in una notte di fine estate, mi ha disorientato e lasciato senza fiato. Noi ci conosciamo e ci vogliamo bene da più di quarant’anni: eri l’immagine di un Pci effervescente e curioso, colto e popolare, sapevi annusare e talvolta annunciare orizzonti di futuro. Ci mancherà la tua saggezza e la tua ironia». Giorgio Tonini, ex senatore, aveva condiviso con Mussi «gli anni della segreteria Veltroni dei Ds, prima e dopo il Congresso di Torino (2000). Anni di straordinaria e feconda tensione intellettuale e morale, la contaminazione tra storie e culture diverse, le responsabilità di governo in Italia e in Europa e la competizione aspra con la destra berlusconiana. Di quella stagione fu protagonista, per la sua dirittura morale, la sua profonda cultura, la sua lucidità politica e per la sua irresistibile ironia».
Valeria Valente, deputata del PD, ricorda «l’uomo politico colto, rigoroso, raffinato, disposto sempre al dialogo, con mente aperta. Ricordo i nostri incontri a Napoli quando era ministro dell’Università del governo Prodi e io assessora della giunta Iervolino e in quelle occasioni ho avuto modo di apprezzare, oltre al suo rigore, la sua umanità e la sua semplicità. La sua scomparsa mi addolora profondamente, sono vicina alla sua famiglia e agli amici». Il deputato dem Federico Fornaro fa la sintesi: «I suoi interventi ai congressi e i suoi articoli erano sempre caratterizzati da una profonda cultura politica e mai influenzati dalle contingenze del momento. Mussi è stato un esempio di un politico colto dotato nel contempo di una straordinaria umanità». Marco Furfaro, nella segreteria del Nazareno con Elly Schlein, aggiunge: «Con Fabio ho condiviso il mare aperto dopo una sua scelta difficile: lasciare il partito di una vita per restare fedele agli ideali di gioventù. Integro, umano, ironico, affettuoso. Mi mancherà».
Per Claudio Caprara, il “biografo” ufficiale del Pci, «la prima qualità di Fabio Mussi era la simpatia. Curioso e rapido di pensiero, fu amico inseparabile di Massimo D’Alema. Nel 1967 arrivarono insieme alla Normale di Pisa: sentendo dalla piazza il rumore degli scontri provocati da una manifestazione missina filogreca, abbandonarono le valigie sulle scale per correre ad unirsi agli antifascisti. Quarant’anni dopo, al congresso dei DS di Firenze, le loro strade si divisero. Le lacrime di Mussi raccontarono il dramma politico e personale di una rottura che lasciò un segno doloroso». L’ex direttore de L’Unita (e della Rai), Claudio Petruccioli, osserva: «Quasi 40 anni fa crollò il muro di Berlino. Fabio faceva parte come me del gruppetto di quarantenni o quasi che, con Occhetto segretario, erano alla guida del PCI. Dovemmo fare i conti con la storia. Non ci tirammo indietro. Quando si vivono insieme esperienze simili si cementano amicizie indistruttibili. Lo piango come si piange un fratello».
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