Amanda Knox è incinta. Lo ha fatto sapere lei stessa, con il marito Christopher Robinson, in diretta nell’ultima puntata della serie di podcast Labyrinths da loro stessi condotta. “Tre barre … sì!”, dice nel contenuto audio. “Siii! Grazie a Dio ce l’abbiamo fatta: siamo in dolce attesa”. Il test di gravidanza registrato e trasmesso nel podcast. Knox, statunitense, ha 34 anni e in Italia è diventata nota dopo l’efferato delitto della studentessa inglese in Erasmus Meredith Kercher – sgozzata, probabilmente dopo un gioco erotico finito male – a Perugia. Amanda era la sua compagna di stanza. È stata assolta da ogni accusa nel 2015, dopo quattro anni di prigione.

Knox è tornata e vive negli Stati Uniti. Ha fatto sapere della sua gravidanza a un mese dalla rivelazione, in un altro episodio della stessa serie di podcast, di aver subito un aborto spontaneo proprio quest’anno. E proprio la gravidanza sarà al centro dei contenuti audio: Amanda racconterà la sua gravidanza in una miniserie di podcast.

Knox e Robinson sono marito e moglie dal 2020. Hanno fatto sapere che documenteranno il percorso, dalla gravidanza alla nascita, giorno per giorno. Condivideranno tutto il percorso con il pubblico. “Stiamo registrando audio della nostra esperienza giorno per giorno. Restate sintonizzati per la nostra prossima miniserie, 280 giorni con la quale vi porteremo in un viaggio intimo dal concepimento alla nascita”.

La 34enne di Seattle recentemente aveva attaccato La ragazza di Stillwater, film diretto da Tom McCarthy presentato al Festival di Cannes. Knox ha accusato autori e produttori di aver “rubato” la sua storia senza il suo consenso e a spese della sua reputazione. Protagonista del film è Matt Damon, un padre che vola in Francia per aiutare la figlia Allison, condannata e imprigionata per aver ucciso la sua ragazza a Marsiglia. Il nome della studentessa protagonista del caso di Perugia non viene mai nominato, ma nelle interviste gli stessi realizzatori della pellicola hanno ammesso che il delitto Kercher è stato lo spunto iniziale che ha ispirato la sceneggiatura. Anche Amanda – The face of an angel era stato ispirato alla storia e il documentario Amanda Knox su Netflix.

Raffaele Sollecito, accusato per lo stesso caso, rimase in carcere dal novembre 2007 all’ottobre 2011. Era il fidanzato di Knox all’epoca. La Cassazione lo ha assolto nel 2015 definitivamente “per non aver commesso il fatto”. Lui e la sua famiglia sono stati discriminati, hanno avuto difficoltà nel reinserirsi nella vita sociale, e nel trovare un lavoro nonostante la verità processuale. Giornali e prodotti filmici hanno continuato ad alimentare il sospetto su Sollecito. “Lo Stato sta semplicemente seguendo la scia della credenza popolare: nella nostra cultura c’è purtroppo sempre l’idea che se vieni accusato qualcosa sicuramente hai fatto, anche se poi vieni assolto – ha raccontato in un’intervista a Il Riformista – Se non trovano le prove è solo perché sei stato bravo a nasconderle. Questo pregiudizio è alimentato sicuramente dai media che pubblicizzano le prove dell’accusa in maniera tendenziosa a favore di chi sta conducendo le indagini. Però spero che alla fine vengano fuori le responsabilità di chi si è macchiato di gravissime colpe come quella di aver distrutto per sempre la mia vita. Io non cerco vendetta, vorrei soltanto che le persone che hanno sbagliato si assumano le proprie responsabilità pubblicamente per onore della verità”.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.