Ha lo spirito guerriero di chi non si arrende di fronte alle difficoltà. Anna Adamo, 23 anni di Scafati, disabile dalla nascita ne ha dovute affrontare tante. Ma non si è mai lasciata andare. E adesso non perde occasione per gridare al mondo che “la disabilità non è un limite, sta solo negli occhi di chi guarda. Smettetela di guardarci con pietà”.

Anna è affetta da tetraparesi spastica, un tipo di disabilità che può colpire dal punto di vista motorio e/o cognitivo. Anna ne è stata colpita solo fisicamente, e dopo un’infanzia trascorsa tra cure, ospedali, operazioni e fisioterapie in parte è riuscita a risolvere alcuni dei problemi fisici che la patologia da cui è affetta comporta. “Ora sono autonoma al 100% – racconta Anna – non è stato per niente facile per me ma non mi sono mai arresa, ho fatto in modo che la mia disabilità diventasse il mio punto di forza e non la mia debolezza”.

Le mancano solo 4 esami per laurearsi in giurisprudenza, facoltà che ha scelto perché vuole difendere chi ne ha più bisogno. “Ho sempre avuto in me un senso innato di giustizia”. Per questo motivo ha deciso di scendere in campo in prima persona in difesa dei disabili. Ha iniziato a farlo qualche anno fa con i giovani di Forza Italia diventando Responsabile Commissione Disabilità. Poi ha scritto un libro “La disabilità non è un limite”, in cui racconta la sua storia e tutte le sfide e il pregiudizio che ha dovuto affrontare. Non è una ragazza che le manda a dire e con la sua schiettezza ha gridato in faccia a tutti cosa significa veramente essere disabile. Lo ha fatto attraverso i social con le sue denunce e partecipando a programmi televisivi di vario tipo.

Recentemente si è presentata anche alle selezioni provinciali per Miss Italia per sensibilizzare anche il mondo dello spettacolo al tema della disabilità. “Non ho partecipato per essere in gara perché avrei messo in difficoltà la giuria e mi avrebbero favorita e non è questo che voglio – spiega con orgoglio –  Non voglio impietosire nessuno. Nemmeno voglio far parte del mondo dello spettacolo perché voglio diventare magistrato o entrare nel mondo istituzionale. Sono andata lì per chiedere che anche le ragazze in carrozzina o con disabilità possano essere ammesse al concorso. Sono tante le ragazze che hanno questo sogno e io non vedo per quale motivo non debbano avere la possibilità di realizzarlo. Magari qualcuna non si muove perfettamente ma magari è intelligente e parla benissimo, allora perché non può ambire a fare la conduttrice o la modella?”. Anna, da sempre appassionata a vestiti e trucchi raffinati, è riuscita anche a sfilare da modella professionista con un’agenzia di moda. “Non lavoro solo con modelle disabili, ma con tutte. Così si favorisce l’inclusione anche nel mondo della moda”.

“Quando una persona cosiddetta normodotata vede una disabile pensa subito che questa non possa arrivare da nessuna parte – dice – Ma non sa la condizione che quella persona vive e non sa realmente dove può arrivare. Alla fine è solo la persona che ha la disabilità che sa dove può arrivare. Io credo che sia un tabù, un pregiudizio, che nessuno riesce a spezzare. Sono gli altri che credono che la disabilità sia un problema e non chi ce l’ha. Poi è vero anche che non tutti i disabili si accettano così come sono. E a loro dico di non vergognarsi perché devono farlo i delinquenti, chi fa del male agli altri non chi ha una disabilità che manco ha scelto di avere. È stato il destino a scegliere per noi. Non abbiamo potuto dire di no ma la vita è comunque bella, accettiamola così com’è”.

E fa una denuncia alle istituzioni per la loro assenza nei confronti dei disabili e delle loro famiglie: “La situazione è critica – dice – Ricevono solo 280 euro al mese, ma in alcuni casi questi soldi bastano per un solo giorno di terapia. Solo un bambino su 3 può beneficiare di un insegnante di sostegno quando l’istruzione è un diritto di tutti”. Con la schiettezza che la contraddistingue dice: “Io le istituzioni le prenderei a schiaffi a quattro mani, due per prenderle a schiaffi, due per applaudirmi mentre lo faccio. La disabilità dovrebbe invece essere una priorità per chi ci governa. Anche perché non riguarda solo chi ci nasce, ma disabili si può anche diventare. I disabili non possono aspettare i tempi della politica perché mentre il medico studia il malato muore. Per esempio c’è la legge sul ‘dopo di noi’ che impone ai disabili lunghissime attese e poi magari rimane solo senza sapere cosa fare”.