Parte oggi, lunedì 8 giugno, la sperimentazione in quattro regioni pilota (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) dell’app Immuni, lo strumento scelto dal Governo Conte per il contact tracing. In una settimana, da quando il primo giugno scorso il Garante della Privacy ha dato il suo ok definitivo all’app permettendo così il suo sbarco sugli store digitali, Immuni è stata scaricata da 2 milioni di italiani. I dati sono stati forniti domenica dal commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, intervenendo nella trasmissione ‘1/2 in più’. Arcuri non si è detto preoccupato per la scelta di alcune Regioni di realizzare una propria app. “Quando studiavo mi dicevano che la moneta buona scaccia quella cattiva – ha spiegato – e sono sicuro che Immuni sarà la più utile per le esigenze”.

Per scaricare l’app è necessario avere uno smartphone Android o un iPhone con i sistemi operativi aggiornati. Per l’iPhone l’app ha bisogno della versione del sistema operativo iOS 13.5. Per i dispositivi Android, bisogna avere almeno la versione 6 del sistema operativo, e Google Play Service versione 20.18.13. Sul sito del governo dedicato all’app – Immuni.Italia.it – viene comunicato che si lavora anche per rendere disponibile “al più presto” l’app sull’App Gallery di Huawei per consentire “agli utenti di alcuni modelli di smartphone Huawei di usare Immuni”. In un passaggio sul sito si spiega anche che si sta lavorando per permettere di scaricare Immuni anche da AppGallery al più presto, da consentire l’app scaricabile anche da dispositivi Huawei.

In questi giorni non sono mancate le polemiche su Immuni. Una riguarda proprio la limitazione tecnologica per alcuni modelli di smartphone, esclusi per ora dai dispostivi compatibili con l’app. Altra polemica nata nei giorni scorsi ha riguardato invece una immagine comparsa sul sito ufficiale che mostrava una donna col bambino in braccio, mentre il padre era affacciato in una finestra accanto impegnato a lavorare col pc. Una immagine stereotipata che, dopo le proteste sui social, è stata sostituita con un disegno con i ruoli invertiti.

Critiche sono arrivate poi da alcune regioni, come Veneto e Friuli Venezia Giulia, entrambe a guida leghista. Il veneto Zaia ha infatti sottolineato che “così com’è l’app non funziona, e crea problemi”, opinione condivisa dal collega Fedriga che ha infatti ritirato la sua regione dalla sperimentazione. Dubbi anche nelle isole, con Sicilia e Sardegna che hanno annunciato app locali per il tracciamento.