Kalidou Koulibaly non è nuovo a gesti di solidarietà. A gennaio dell’anno scorso aveva donato 500 euro a un senzatetto. Era successo all’esterno di un centro commerciale nel napoletano. In diverse altre occasioni aveva offerto le maglie usate in partita per aste di beneficenza. E ieri ha portato dei giacconi del suo club ad alcuni suoi concittadini per ripararli dal freddo. Un altro gesto del difensore senegalese, con cittadinanza francese, arrivato a Napoli nel 2014.

È successo ad Agnano, in provincia di Napoli. A raccontare questa storia è Paolo Leccia, che per caso passava da quelle parti e ha visto la scena. “Ore 13:30, semafori di Agnano … da lontano vedo una sagoma conosciuta, è la nostra roccia difensiva – ha scritto sui social Leccia – lo avvicino, con un cenno lo saluto, lui mi ricambia ma è troppo preso da qualcosa; dalla curiosità mi fermo e noto che sta regalando giacconi del Napoli ai suoi concittadini per farli riparare dal freddo; resto ancora per un po’ a guardare e non faccio altro che complimentarmi con lui per quello che sta facendo. Molte volte vi giudichiamo solo per quello che fate in campo, ma a mio avviso queste sono le migliori prestazioni che potete fare.

A buon rendere kk, da napoletano e tifoso del Napoli sono fiero di te”.

Leccia ha postato una foto del gesto sui social e ha raccontato la storia anche a Radio Marte. Numerosi gli attestati di stima per quello che ormai è un simbolo degli azzurri in campo ma che si è spesso esposto per questi sociali, soprattutto contro il razzismo.

“Sono cresciuto in Francia in una città che si chiama Saint-Dié, dove c’erano tanti immigrati: senegalesi, marocchini, turchi. I miei genitori venivano dal Senegal. In realtà, il mio padre è arrivato per primo, faceva il taglialegna. Sì, un vero taglialegna francese. Esistono veramente. Prima di trovare quel lavoro era andato a Parigi senza documenti e aveva lavorato in una fabbrica tessile. Sette giorni su sette, anche il sabato e la domenica. Lo ha fatto per cinque anni in modo da mettere da parte abbastanza soldi per portare mia madre in Francia. E poi il piccolo Kalidou è nato a Saint-Dié – ha raccontato in una lunga testimonianza a The Players Tribune – Quando cresci in un ambiente del genere sono tutti tuoi fratelli. Eravamo neri, bianchi, arabi, africani, musulmani, cristiani, sì ma eravamo tutti francesi. Avevamo tutti fame, quindi si andava a mangiare tutti cucina turca, o venivano tutti a casa mia a mangiare piatti senegalesi”.

Antonio Lamorte