Due regioni italiane – Toscana e Sicilia – ritengono di individuare, tra le categorie a rischio Covid meritevoli di essere vaccinate con criteri di priorità, anche – e sottolineo: anche – gli avvocati. I quali, come è noto, vivono quotidianamente da protagonisti le attività di un servizio pubblico essenziale, quello della Giustizia. Frequentano i Tribunali, trascorrono a volte molte ore in aule di norma male areate e prevalentemente anguste, insieme a giudici, pubblici ministeri, cancellieri, testimoni ed imputati, oltre a frequentare le carceri per incontrare i propri assistiti.

Puntualmente, scoppia la polemica. La “castadegli avvocati viene iscritta di ufficio nella categoria dei tracotanti furbetti che scavalcano la fila. Ecco i soliti potenti, i soliti odiosi privilegiati. Chiariamo subito che trovo io per primo inconcepibile che la scelta delle priorità di vaccinazione, in un contesto epidemico così drammatico, sia affidato a scelte discrezionali di questa o quella Regione. La scelta deve essere unica sul piano nazionale, affidata alle ponderate valutazioni degli esperti di epidemie e di profilassi sanitarie, ovviamente con adeguate e trasparenti motivazioni pubbliche. Aggiungo che non ho gli elementi sufficienti per valutare, in termini comparativi con altre categorie, la razionalità della scelta operata da quelle due Regioni.

Fatte queste premesse, la reazione mediatica e social di indignazione verso questo presunto privilegio è straordinariamente indicativa della idea becera, populista e qualunquista che si ha, in larghissima parte della pubblica opinione, della figura sociale e professionale dell’avvocato. Se andate sul portale della Regione Toscana dove si prenotano le vaccinazioni, non troverete ovviamente – tra le categorie prioritarie – quella degli avvocati, bensì quella del “personale degli uffici giudiziari”, ovviamente in attività. Lo stesso vale per la Regione Sicilia. Vengono dunque vaccinati magistrati, personale di cancelleria di ogni ordine e grado, e ovviamente anche gli avvocati. Forse dovrei cancellare quell’“ovviamente”? Ho l’impressione di sì, ed è questo il punto.

Leggo articoli e assisto a servizi televisivi sulla odiosa casta degli avvocati. Io stesso sono stato garbatamente invitato a rendere ragione di questo privilegio (del quale purtroppo personalmente non fruisco, come la stragrande maggioranza degli avvocati italiani). Come mai nessun articolo sulla casta dei cancellieri, o su quella dei magistrati, o su quella degli ufficiali giudiziari? Sono questi riflessi pavloviani che dobbiamo analizzare, per comprendere con chiarezza in quale Paese viviamo. E cioè in un Paese con una cultura illiberale profondamente e radicalmente diffusa, che ha da sempre nella denigrazione della figura dell’avvocato una delle sue più inconfondibili manifestazioni. Dall’azzeccagarbugli manzoniano all’”avvocatone” (scrivono proprio così, certi analfabeti) dei ricchi e dei potenti, non c’è verso di vedere semplicemente riconosciuto nell’avvocato un libero professionista che – con particolare riguardo alla figura dell’avvocato penalista – assolve ad una funzione di garanzia indispensabile in qualunque società umana, in ogni epoca della storia: la difesa dei diritti di libertà della persona di fronte alla micidiale potestà punitiva dello Stato.

Niente da fare, siamo una “casta”, facciamo parte degli uomini e delle donne potenti e privilegiate di questo Paese. Ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate, se non fosse una questione troppo seria. Penso alle decine di migliaia di colleghi, giovani e meno giovani, che portano avanti con dignità ma spesso con difficoltà una vita professionale dispendiosa e non adeguatamente remunerativa; penso ai tanti colleghi durissimamente provati da questo anno di pandemia, quando non travolti e costretti a reinventare la propria dimensione professionale. Penso al nostro trattamento sanitario e previdenziale, semplicemente ridicolo. Penso alla presunta casta degli avvocati in Parlamento, sempre evocata ma non si comprende in relazione a quali successi lobbistici, che attendiamo di conoscere con ansia.

Può darsi, allora, che la scelta della Toscana e della Sicilia possa essere discutibile. Ma se giornali, tv e social tacciono su magistrati e cancellieri, che ne beneficiano nella medesima misura, mentre il simbolo odioso di quella scelta diventa automaticamente l’avvocato, magari subito raffigurato – nell’immaginario collettivo – con il suo doppiopetto di alta sartoria, l’orologio di pregio al braccio e la fuoriserie in attesa, beh allora lasciatemelo dire: vergogna, vergogna, vergogna!

Presidente Unione CamerePenali Italiane