Al tribunale di Napoli le transenne in aula e al tribunale di Santa Maria Capua Vetere ingresso negato a chi non è nella lista. «Non si può lavorare in queste condizioni. Noi avvocati siamo trattati come untori o come ospiti in casa nostra. Perché il tribunale è anche casa nostra». I penalisti dei più grandi fori della Campania commentano con sconcerto, amarezza e anche un po’ di rabbia le misure che si stanno adottando in alcune sedi giudiziarie. Da quando è esplosa l’emergenza Covid l’accesso al tribunale è stato fortemente limitato agli avvocati.

Lo smart working del personale amministrativo, le modalità telematiche di comunicazione e trasmissione di atti e l’accesso alle cancellerie solo su prenotazione hanno alimentato in questi mesi confronti ma anche tensioni tra avvocati, cancellieri e magistrati, divisi su posizioni contrastanti seppure nell’interesse comune di salvaguardare la salute di chi lavora in tribunale. L’ultima novità è il banco transennato nel tribunale di Napoli. Aula 410: un nastro delimita il banco dei giudici nell’aula posta al terzo piano del Palazzo di Giustizia. È fissato alle due estremità del banco con del nastro adesivo.

Cosa sta a significare? Chi lo ha messo? A vederlo traccia una netta separazione con l’area frequentata dagli avvocati. Come a dire che oltre quel nastro non si può andare, che la zona dove ci sono i giudici e i dipendenti amministrativi che li assistono in udienza è off-limits. Motivi di sicurezza, viene da pensare. Certo, c’è un’emergenza sanitaria che impone più distanze e più prudenza. Ok, va bene, lo sanno tutti ormai, anche gli avvocati ovviamente. Ma entrare in aula e vedere quella delimitazione è stata per gli avvocati una spiacevole sorpresa. È stato interpretato come un divieto rivolto ai soli penalisti, per ammonirli: «Voi qui non potete stare». E la foto dell’aula transennata ha fatto il giro dei social scatenando duri commenti da parte dei penalisti.

E se al tribunale di Napoli c’è l’aula transennata, in quello di Santa Maria Capua Vetere gli avvocati entrano solo con la prenotazione. «Per entrare sembra quasi di dover sostenere il checkpoint Charlie di Berlino – spiega l’avvocato Adolfo Russo, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere – L’avvocato può accedere solo a orario e per il motivo indicato. All’ingresso vi sono gli elenchi delle udienze e gli accessi alle cancellerie sono consentiti in base alle prenotazioni, quindi l’avvocato è sottoposto in maniera rigorosa e rigida al rispetto di queste norme, il che è un po’ mortificante perché il tribunale è la casa anche degli avvocati. Non siamo ospiti, o utenti qualificati come siamo stati definiti in passato». «Noi – aggiunge l’avvocato Russo – non siamo né portatori di virus né masochisti che vogliamo essere contagiati. Siamo e saremo sempre bene attenti al rigore, ma anche al rispetto della nostra funzione».

Quella dell’accesso al Palazzo di Giustizia non è l’unica difficoltà. Per l’accesso alle cancellerie l’attuale sistema prevede l’utilizzo di una app che sulla carta sembra funzionare alla perfezione, ha un arco temporale di quindici giorni nel quale fissare l’appuntamento per gli adempimenti da svolgere in cancelleria. «Il problema però – spiega il presidente Russo – è che gli avvocati iscritti al foro di Santa Maria Capua Vetere sono circa 4mila e la finestra della app si satura con molta facilità, per cui l’avvocato che non trova spazio viene rinviato di quindici giorni in quindici giorni fino ad avere un appuntamento anche dopo due mesi. All’atto pratico, quindi, questo sistema non si rivela efficiente. Chiediamo di introdurre anche la possibilità di utilizzare la pec per determinate necessità di accesso alle cancellerie».