La sezione Sestante del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, padiglione A, è un “luogo inumano e degradante”: lo denunciano da più parti i garanti dei detenuti, associazioni, l’Unione delle Camere Penali, la politica. Un “luogo vergognoso in cui si rinuncia a vite umane come se valessero niente” ha scritto Susanna Marietti, Presidente Nazionale dell’Associazione Antigone che in una lunga lettera, e in un lungo post pubblicato sui social, ha riaperto il caso del penitenziario da anni al centro di polemiche. Il suo resoconto da brividi dopo una visita di pochi giorni fa: dice di non aver mai visto una situazione del genere.

Celle piccole, sporche, letti in metallo scrostato attaccati al pavimento coi chiodi. Ho visto un uomo sdraiato con la faccia per terra, al buio, bagni turchi intasati dalle feci da quattro giorni, detenuti con gli occhi a mezz’ asta, incapaci anche di parlare e raccontare il proprio disagio. Luoghi indecenti in cui vengono ammassati corpi”, si legge nella lettera della Presidente. “Ci siamo passati, per quel corridoio, e abbiamo guardato dentro ciascuna di quelle stanze detentive. Ognuna teneva dentro un essere umano. Ma certamente trattato in maniera contraria a quel senso di umanità che la nostra Costituzione chiede alle pene legittime. Alcuni erano solo dei mucchietti di stracci buttati immobili sulla branda”.

Il penitenziario è diviso in due articolazioni: “Osservazione” e “Trattamento”. I lavori di ristrutturazione rinviati diverse volte negli scorsi anni. La direttrice è Rosalia Marino. Sul sito del ministero si legge che i posti regolamentari al Lorusso e Cutugno sono 1098, 1411 i detenuti in totale – l’ultimo aggiornamento risale però al 10 marzo 2020. L’istituto già in passato è stato al centro di scandali e inchieste. Circa 20 celle nel reparto, dieci su ogni lato del corridoio. Il prossimo giugno si aprirà in tribunale un processo contro tre agenti della polizia penitenziaria accusati di omicidio colposo per un suicidio al Sestante: un uomo che si strangolò con i pantaloni del pigiama, la sua agonia durò 12 minuti. Il processo chiarirà le eventuali responsabilità.

“Nell’ultima cella prima dell’uscita c’era un ragazzino. Avrà avuto 25 anni. Gli ho chiesto come andasse. Le lacrime – continuava Marietti – hanno cominciato a scendergli dagli occhi. Mi ha detto che non capiva perché fosse lì e che aveva tanta paura tutte le notti. Mi ha pregato di farlo trasferire. Gli ho spiegato che non avevo alcun potere in questo senso, ma mi sono fatta dare il numero di telefono della mamma, che lui sapeva a memoria. Gli operatori mi hanno spiegato che erano in attesa che si liberasse un posto in una Rems, le residenze a vocazione sanitaria per l’esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche” e che “il ragazzo non avrebbe dovuto trovarsi lì, non c’era titolo per la sua detenzione. Sono uscita e ho chiamato la madre. Era contenta che almeno qualcuno avesse visto suo figlio. Lei non ci era riuscita, nessuno le aveva detto dove lo avessero portato”.

Il quotidiano torinese La Stampa in un lungo articolo mette insieme le denunce della sezione. La Garante dei detenuti di Torino Monica Gallo un paio di settimane fa, dopo una visita, aveva scritto al Provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Nord Ovest e all’Asl di Competenza per chiudere il Sestante. L’Osservatorio carceri dell’Unione Camere Penali ha annunciato la presentazione in Procura di un esposto affinché il reparto “venga sequestrato come luogo in cui si consumano reati a danno dei detenuti” anche perché “le persone che soffrono di patologie psichiatriche non devono stare in carcere ma in un luogo di cura. Come prevede il codice” ha spiegato Davide Mosso che lavora alla denuncia con i colleghi Alberto De Sanctis e Antonio Genovese.

Situazione “inaccettabile” anche per l’assessora torinese Gianna Pentenero, con delega ai rapporti, che ha annunciato una visita al penitenziario. “Mi vergogno a pensare che trattiamo le persone in questo modo. Non so di chi sia la colpa. La direttrice del carcere – ha chiosato Marietti alla fine del suo post che descrive condizioni terribili e quindi da leggere – ci ha detto che lei ha la coscienza a posto perché ha scritto varie lettere al proposito e attende interventi. Certo, da sola non può fare molto. Ma qualcosa forse sì. Come qualcosa può fare la gestione sanitaria della sezione. Come qualcosa possiamo fare noi: far conoscere l’indecenza di questi posti, dove gli esseri umani sono privati di ogni dignità, trattati come corpi ammassati. Dove si rinuncia a vite umane come se fossero niente”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.