E’ una larva umana. Ha piaghe su tutto il corpo. E’ diabetico. Non vede e non sente bene. Deambula solo su una sedia a rotelle ed è piantonato h24 da un altro detenuto che lo assiste di continuo (quando non è costretto a ricorrere alle cure dell’infermeria). Sono alcune delle 17 patologie (che alla fine dell’articolo elencheremo una per una, giusto per cristallizzare lo stato da semi-vegetale in cui versa) di cui è affetto Carmine Montescuro, nato a Napoli il 5 luglio del 1934 (ha quasi 88 anni), rinchiuso in carcere da poco più di un anno perché sorpreso, mentre era ristretto agli arresti domiciliari, sotto la propria abitazione mentre era in auto con il nipote (“Voleva prendere un po’ d’aria” assicurano i familiari). Sbattuto in cella nel pieno della seconda ondata covid-19, nell’autunno del 2020, Zi Minuzzo è probabilmente ad oggi il detenuto più anziano d’Italia.

Nonostante nel novembre del 2019 il gip del Tribunale di Napoli, nell’accogliere il ricorso dell’allora legale Edoardo Cardillo, definì il regime carcerario incompatibile con le precarie condizioni di salute di Montescuro, un anno dopo il ‘pericoloso’ boss della camorra napoletana è ritornato ugualmente dentro. E’ recluso nel penitenziario di Secondigliano e nella mattinata di venerdì 19 novembre ha ricevuto la visita dei garanti dei detenuti di Napoli (Pietro Ioia) e della Campania (Samuele Ciambriello).

“Abbiamo visto Montescuro Carmine, classe ’34, e abbiamo saputo della detenzione anche di Mancuso Antonio, classe ’38, attualmente ricoverato dopo un ictus all’ospedale Cardarelli” esordisce Ciambriello. “Ci siamo trovati di fronte Carmine, 87 anni, con un fine pena nel 2026. Se è deciso che uno deve morire in carcere ce lo dicano, noi andremo a chiedere al più presto un differimento della pena e a verificare che in questa circostanza una magistratura competente metta in campo la possibilità di non morire in carcere per persone ultraottantenni”.

“Carmine – prosegue Ciambriello – è pieno di piaghe, non ci sentiva, non ci vedeva, farfugliava, gli abbiamo dovuto parlare all’orecchio. Liberiamoci dalla necessità del carcere per questi uomini in condizioni simili”.

Da brividi le parole di Pietro Ioia: “Ho visto un signore di 87 anni, paralitico, cieco, sordo, con piaghe lungo tutto il corpo. Non riesco a capire cosa stiamo aspettando: a questo punto perché non ripristiniamo la pena di morte? Un uomo inerme, una larva umana. Che ci fa in carcere? Non può nuocere.  E’ piantonato, c’è un detenuto che lo assiste tutti i giorni perché lui non può fare niente”.

Presenti all’esterno del carcere di Secondigliano anche alcuni familiari dell’87enne. A parlare è il nipote Alessio Sorrentino: “Chiedo un attimo di umanità per mio nonno, nelle condizioni attuali dovrebbe tornare a casa e finire i suoi giorni con la famiglia. Non ci vede, non ci sente, non capisce tanto bene. Perché lo tengono carcerato?”. Poi aggiunge: “Lo sentiamo poco perché non riesce a parlare e anche quando lo vai a trovare è impossibile o quasi relazionarsi. Va accudito a casa, con l’affetto nostro”.

E’ AFFETTO DA 17 PATOLOGIE –  Il ‘pericoloso’ boss della camorra napoletana è affetto, nell’ordine, da: cardiopatia ischemica cronica, pregresso impianto di Pacemaker, versamenti pericardico in follow-up, sindrome metabolica (diabete mellito tipo II in trattamento con ipoglicemizzanti orali, ipertensione arteriosa, dislipidemia, iperuricemia, aneurisma dell’aorta toraco-addominale in follow up; aneurisma dell’aorta addominale in follow up; aterosclerosi carotidea e polidistrettuale; Broncopneumopatia cronica ostruttiva; ipertrofia prostatica benigna; insufficienza Renale Cronica; cisti renali, incontinenza urinaria, diverticolosi del colon, ipovedente, ipostenia arti inferiori con deambulazione di sedia a rotelle, psoriasi diffusa, ipoacusia bilaterale.

IL PROFILO – Arrestato insieme ad altre 22 persone il 24 ottobre del 2019, nell’ambito di un blitz della Squadra Mobile di Napoli nella zona di Sant’Erasmo, Zi Minuzzo, era stato traferito ai domiciliari dopo tre settimane di carcere a causa delle condizioni di salute precarie. E’ considerato dagli investigatori personaggio di notevole carisma criminale che oltre a svolgere, da almeno vent’anni, il ruolo di mediatore nelle controversie insorte tra le diverse organizzazioni di camorra (clan Mazzarella, clan Rinaldi), dirigeva anche un proprio gruppo autonomo che agisce seguendo gli schemi comuni delle organizzazioni mafiose, imponendosi sul territorio e controllandone tutte le attività illecite.

In tal modo “Zi Minuzzo” era riuscito a mantenere gli equilibri tra le varie associazioni, evitando il sorgere di conflitti, e garantendo, al contempo, il regolare svolgimento delle attività estorsive e la partecipazione di tutti ai profitti illeciti, tanto che alcuni collaboratori di giustizia, in virtù della posizione neutrale assunta, hanno indicato Sant’Erasmo -luogo di operatività del clan Montescuro – come una “piccola Svizzera”.

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.