“Una sola sensazione, gioia. Avevo temuto il peggio”. È questo che ha provato Leonardo Tanturli, il papà del piccolo Nicola che a due anni ha trascorso 36 ore da solo nei boschi. Il piccolo la sera del 21 giugno si è alzato dal suo lettino dove mamma e papà lo avevano lasciato a dormire, è uscito di casa e si è addentrato nei boschi. È stato ritrovato il 23 mattina a 3 chilometri di distanza da casa infondo ad un dirupo da un giornalista della Rai. Ora è in ospedale per accertamenti ma le sue condizioni sono buone.

Una storia terribile che ha tenuto tutta Italia con il fiato sospeso: quella zona impervia di rocce e boschi è piena di lupi, cinghiali e capre selvatiche. Si è temuto per il peggio con il passare delle ore e l’ esito negativo delle ricerche a cui hanno partecipato 200 persone tra volontari e forze dell’ordine. Poi la lieta notizia. Nicola è stato trovato e stava miracolosamente bene.

“Nicola era abituato a muoversi in campagna a differenza di altri bimbi che sono cresciuti in città – ha detto Leonardo Tanturli al Mattino – Chiaramente lo faceva assieme a noi. Da solo aveva camminato al massimo per poche decine di metri, rispetto a dove viviamo. Non capisco perché poi si sia spinto così lontano. Forse per paura del buio si è allontanato sempre di più e alla fine si è perso. È stato un trauma non ritrovarlo dentro casa”.

Un brutto spavento per i genitori che il piccolo invece sembra aver assimilato con serenità. “Quando ci ha rivisto mi è sembrato tranquillo, si è spaventato solo quando è salito in ambulanza”, ha detto il papà al Corriere della Sera.

Racconta che quando il bambino si è alzato per uscire di casa lui e la mamma erano nell’orto a 20 metri dall’abitazione. “Eravamo vicini – racconta il papà ancora teso dallo spavento – Nicola, anziché venire dove stavamo noi, ha aperto la porta, da poco tempo riusciva ad arrivare alla maniglia, ed è andato nella direzione opposta. Senza chiamare nessuno. Altrimenti l’avremmo sentito. Poi si è infilato nei boschi e ha camminato. Il posto in cui è stato trovato dista oltre tre chilometri da qui”.

Poi si sono accorti che il bambino non era più in casa dopo la mezzanotte. “Lo abbiamo cercato – continua il racconto – Speravamo non si fosse allontanato. Poi è montata la paura perché di lui non c’era traccia, ed è iniziata una prima ricerca. Una grossa mano l’hanno data i vicini. Poi il tutto si è esteso alle forze dell’ordine”.

Tra i punti oscuri della vicenda c’è anche il fatto che i due genitori abbiano deciso di lanciare l’allarme 9 ore dopo essersi accorti della scomparsa del figlio. “È stato un errore, riconosco che abbiamo sbagliato. Certo, eravamo molto preoccupati, ma conosco bene la zona. Io e la mia compagna pensavamo di riuscire a trovarlo presto. Dopo alcune ore, visto che lo chiamavamo e non rispondeva abbiamo pensato che si fosse addormentato vicino a casa, così abbiamo pensato che all’alba si sarebbe svegliato e l’avremmo ritrovato. Purtroppo non è stato così, a quel punto abbiamo chiamato il 112”.

Quella dei Tanturli è una scelta di vita radicale, quella di vivere isolati sulle montagne del Mugello, immersi nella natura e lontano da ogni tecnologia. Dopo la scomparsa di Nicola cambieranno stile di vita? “Uno choc del genere ti induce a pensarci. Qui è comunque bello. Noi siamo apicultori e abbiamo degli orti”.

Intanto gli investigatori indagano per fare luce sui punti oscuri della vicenda, dai sandali che Nicola avrebbe indossato da solo alle macchie di sangue trovate vicino alla porta frutto di un taglio che il piccolo si sarebbe procurato scivolando al mattino. Per il momento non c’è la possibilità del coinvolgimento di terzi. Ma per i genitori potrebbe scattare l’accusa di reato di abbandono di minore. A favore di questa possibilità giocherebbe un precedente: secondo quanto raccontato da alcuni abitanti della zona – che nei prossimi giorni potrebbero essere convocati dai carabinieri – anche il fratellino maggiore di Nicola, che oggi ha 4 anni, in passato si sarebbe allontanato da casa. Avrebbe percorso da solo circa un chilometro, fin quasi all'”ecovillaggio” di Campanara, e solo più tardi i genitori si sarebbero accorti della sua assenza.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.