Se non ci fosse sullo sfondo uno scenario tragico dovuto al Coronavirus, potrebbe sembrare quasi una barzelletta. Eugenio Gaudio, l’ex rettore dell’Università La Sapienza di Roma appena nominato dal Consiglio dei ministri nuovo commissario alla Sanità in Calabria, ha rinunciato al suo incarico.

Gaudio, annunciato in pompa magna dall’esecutivo Conte nel pomeriggio di lunedì per sistemare il caos provocato dall’avvicendamento di Saverio Cotticelli e Giuseppe Zuccatelli, ha fatto marcia indietro a poche ore dall’annuncio di Palazzo Chigi.

In un colloquio con Repubblica, Gaudio ha motivato la scelta di non accettare l’incarico per “motivi personale e familiari”. In particolare dietro la rinuncia dell’ex rettore c’è il ‘no’ della moglie che “non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare”.

Non è quindi l’inchiesta a suo carico sui concorsi all’università di Catania ad aver spinto Gaudio a fare marcia indietro. “Il procuratore di Catania ha appena fatto sapere al mio avvocato che è andato a depositare la richiesta di archiviazione per il mio presunto abuso di ufficio”, ha chiarito l’ex rettore.

Con il ‘no’ di Gaudio si arriva incredibilmente a far ‘saltare’ tre nomine in soli 10 giorni: il primo caso ha riguardato Saverio Cotticelli, il commissario costretto alle dimissioni dal governo Conte per la bufera provocata dalla sua intervista a ‘Titolo V’ in cui l’ex generale dei Carabinieri non sapeva di essere il responsabile del piano anti-Covid della Regione Calabria. La successiva nomina di Giuseppe Zuccatelli non ha avuto migliore fortuna, con l’ex dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) protagonista di un incredibile video datato maggio scorso in cui spiegava che le mascherine “non servono a nulla” e che “per beccarti il virus, se io sono positivo, devi stare con me e baciarmi per 15 minuti con la lingua in bocca. Altrimenti non te lo becchi il virus”. Zuccatelli era stato inizialmente difeso dal ministro della Salute Roberto Speranza, per poi venire scaricato nella giornata di ieri.

Problemi erano emersi nella serata di ieri anche per la nomina di Gino Strada, medico e fondatore di Emergency, a consulente di Gaudio con delega speciale al Covid. Un tandem escluso categoricamente da Strada: “Apprendo dai media – aveva scritto sul profilo Facebook ufficiale il medico – che ci sarebbe un tandem Gaudio-Strada a guidare la sanità in Calabria. Questo tandem semplicemente non esiste. Ribadisco di aver dato al Presidente del Consiglio la mia disponibilità a dare una mano in Calabria, ma dobbiamo ancora definire per che cosa e in quali termini”. Nel pomeriggio Strada è quindi tornato a parlare della questione-nomina in Calabria, ‘rispondendo’ ad alcune agenzie di stampa che evidenziavano come il fondatore di Emergency non fosse disponibile a fare il commissario in Calabria. “Ribadisco, perché evidentemente serve farlo ancora, – scrive il medico – che non ho ricevuto nessuna proposta formale e che comunicherò personalmente le mie decisioni attraverso i canali ufficiali se ci sarà qualcosa di reale e concreto da comunicare. Mi sembra che la situazione sia già abbastanza difficile per i cittadini calabresi senza che diventi anche grottesca”.

Durissima invece la presa di posizione del presidente facente funzioni della Calabria, Nino Spirlì, che in una diretta su Facebook ha definito “un momento di particolare imbarazzo” la situazione che si è venuta a creare dopo la rinuncia di Gaudio. Per Spirlì “deve finire questo commissariamento della sanità e soprattutto, adesso si può dimettere veramente il ministro Speranza“.  “Ho incontrato più volte Speranza – ha aggiunto il successore di Jole Santelli, la presidente scomparsa il 15 ottobre – ed è una persona gradevolissima ma sta dimostrando un’imbarazzante incapacità di gestire la cosiddetta ‘operazione Calabria’. Sembra che la sordità che in queste ore dimostrano a Roma stia veramente producendo una beffa oltre al danno e questo non lo merita nessun calabrese. Non lo meritano tutti quelli che sono a rischio assalto Covid. Non abbiamo ancora attivo un piano di contrasto al virus”.