Il ritrovamento di resti umani a Bologna in un canale al Parco Nord ha fatto riaprire il caso di Biagio Carabellò, scomparso il 23 novembre 2015. Il corpo è stato trovato da alcuni operai che stavano effettuando alcuni lavori di ripulitura della zona. Indossava un giubbotto al cui interno c’era la patente di Biagio Carabellò, che all’epoca della sua scomparsa aveva 46 anni. Sulla vicenda era stata aperta un’indagine per omicidio, finita con l’archiviazione.

Ma i familiari hanno sempre creduto che Biagio fosse stato ucciso. Furono fatte indagini approfondite, con sopralluoghi dei Ris nella casa dove viveva e ricerche dei sommozzatori nel fiume Reno. Il caso è stato trattato più volte da Chi l’ha visto. Dopo il ritrovamento del corpo la Procura di Bologna ha riaffidato il caso ai carabinieri del nucleo investigativo, che già avevano seguito le indagini a partire dalla scomparsa dell’uomo e fino all’archiviazione del fascicolo, alla fine del 2018, per la mancanza di prove e perché all’epoca non c’era un cadavere.

Ora gli esperti del Ris di Parma dovranno effettuare altri accertamenti tra cui la conferma che il cadavere sia certamente di Biagio tramite l’esame del Dna. All’epoca delle prime indagini fu ritrovata nell’appartamento di Biagio una giacca sporca di sangue. La criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone che all’epoca aveva già lavorato al caso arrivò alla conclusione che si era trattato di un delitto d’impeto. Qualcuno aveva provato a togliere dalla giacca le macchie di sangue.

Il sangue su quella giacca apparteneva proprio a Biagio, stando all’esito dell’esame del Dna basato sulla madre dello scomparso. “La giacca non era indossata da Biagio al momento del delitto – aveva osservato la criminologa – ma probabilmente era limitrofa al punto in cui è stato aggredito”. L’ipotesi è che il delitto sia stato commesso al chiuso, vicino a quella giacca: alcune testimonianze riconducono Carabellò riconosciuto fuori di casa il giorno della scomparsa, una giornata molto fredda”.

Nel 2017 poi una lettera anonima segnalò che il corpo di Biagio si trovava nel parco di Villa Angeletti, zona che fu setacciata dal Soccorso Alpino ma senza riscontri. Quell’anonimo aveva ragione, il corpo è stato ritrovato proprio lì. In passato le indagini sono state costellate di colpi di scena tra lettere anonime e testamenti falsificati. Attualmente l’indagine è a carico di ignoti. La nuova inchiesta sarà coordinata dalla Pm Elena Caruso. Il ritrovamento riapre quello che per anni è stato un vero e proprio giallo.

“Biagio non aveva avuto una vita facile a livello familiare e la donna che amava è morta di tumore a 45 anni – ha detto il legale della famiglia Carabellò, Barbara Iannuccelli in un’intervista a E’tv – tutto questo lo aveva reso debole, e di questa debolezza e fragilità qualcuno ha approfittato”. L’avvocato ha inoltre ricordato la frase “Ti faccio fare la fine di Biagio” che un conoscente dello scomparso avrebbe rivolto alla propria fidanzata, vittima di maltrattamenti.

La circostanza fu raccontata dalla stessa donna nel corso della trasmissione Chi l’ha visto. Secondo Iannuccelli, “la mancanza del cadavere era il tassello mancante all’immenso puzzle di attività investigative svolte dalla Procura e dai carabinieri, ora aspettiamo fiduciosi che questo tassello finale porti a fare giustizia per l’omicidio di Biagio Carabellò”, ha continuato l’avvocato.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.