Decine di migliaia di manifestanti antigovernativi si sono dati appuntamento a Minsk, capitale della Bielorussia, per la “marcia della libertà” contro il presidente rieletto Lukashenko. I partecipanti contestano i risultati elettorali che hanno dato un sesto mandato consecutivo al presidente. I cittadini si sono radunati a Victory Park , manifestazioni simili in corso in tutto il Paese.

In contrapposizione alla piazza della “Marcia per la libertà”, indetta con un videomessaggio dalla candidata dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaja, che ha cercato momentaneamente asilo in Lituania, sono scesi in strada anche i sostenitori del presidente bielorusso.  I manifestanti si sono dati appuntamento in Piazza Indipendenza per mostrare solidarietà al leader del Paese, da giorni accusato di brogli elettorali.

“Non lascerò il Paese e non si ripeteranno le elezioni”, ha sottolineato il presidente bielorusso che oggi ha anche sentito di nuovo al telefono il suo omologo russo Vladimir Putin. I due hanno discusso della situazione in Bielorussia. “Putin ha espresso la sua visione della situazione nel nostro Paese”, scrive l’agenzia di stampa di Stato bielorussa Belta, aggiungendo che i due capi di Stato hanno avuto consultazioni approfondite su tutte le questioni.

Nel corso del loro colloquio telefonico, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e l’omologo russo Vladimir Putin hanno “riaffermato l’accordo per cui nel caso di un aggravarsi della situazione in termini di minacce esterne, le parti reagiranno congiuntamente in conformità con le disposizioni fornite dal Collective Security Treaty”. Il trattato di sicurezza collettiva è un’alleanza difensiva che risale al 1992 e vi partecipano sei Stati della Comunità degli Stati indipendenti, cioè Bielorussia, Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.