Anche gli animali hanno l’istinto di proteggere i propri cuccioli“. E’ la frase pronunciata da Anna Grillo, sostituto procuratore generale di Napoli nel corso della requisitoria, nel processo di secondo grado, in cui chiede l’ergastolo per Valentina Casa, la 32enne madre di Giuseppe Dorice, il bimbo ucciso di botte a 7 anni dal patrigno Toni Badre, 28enne italo-marocchino. Pena pesantissima richiesta, così come in primo grado, anche per la donna che durante la brutale violenza a mani nude e a colpi di mazza da scopa non si preoccupava di soccorrere il figlioletto e l’altra figlia più grande di un anno (salvata poi dai medici del Santobono) ma – secondo la ricostruzione degli inquirenti – pensava a “ripulire il sangue con dei teli lasciati in bagno“, “occultava all’interno della pattumiera le ciocche di capelli strappate dal compagno alla figlia” e durante l’intervento dei carabinieri e dei sanitari del 118 “non riferiva immediatamente che Toni era stato l’autore di quello scempio, negava piuttosto la violenza già perpetrata all’indirizzo dei bambini”.

Anzi, così come confermato dallo stesso compagno, “la storia dell’incidente…” (diverse ore dopo l’aggressione vennero chiamati i soccorsi e al 118 ha detto che i bimbi erano stati vittima di un incidente stradale, ndr) che Valentina ha raccontato è stata una sua iniziativa…” come la decisione di pulire “…tutta la casa e di posare la struttura del letto…”.

Secondo il sostituto pg “si è toccato il fondo della crudeltà umana” e per tale motivi ha chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Toni Essobti Badre e la stessa pena anche per Valentina Casa, condannata a sei anni in primo grado lo scorso 9 novembre 2020. L’omicidio avvenne la domenica del 27 gennaio 2019 a Cardito, comune in provincia di Napoli. “La scena del crimine era una vera e propria scena dell’orrore… coloro che avevano perso tutto quel sangue erano due bambini di sei e otto anni… selvaggiamente picchiati per lungo tempo in tutte le maniere possibili e immaginabili”, ha spiegato Grillo così come riferisce l’Ansa.

“Su Essobti c’è poco da dire – ha sottolineato Grillo – la sua condotta è stata insistentemente, pervicacemente e crudelmente rivolta per fare del male in maniera incredibilmente feroce a questi due bambini, colpendoli su tutte le parti del corpo ma in particolare sulla testa”. Parole durissime anche nei confronti della madre che, se fosse intervenuta in modo tempestivo, avrebbe potuto salvare il figlioletto Giuseppe. “Valentina avrebbe potuto e assolutamente dovuto, giuridicamente dovuto, evitare quelle conseguenze lesive, fare di tutto per interrompere l’attività criminale e invece ha assistito passivamente a questa terribile, oscena, mattanza dei suoi figli”.

“Avrebbe potuto urlare, poteva frapporsi, assumere lei quella violenza che si scatenava sui suoi figli – ha detto ancora il magistrato – avrebbe potuto chiamare la polizia, i vicini, i familiari, urlare, anche soltanto per distogliere quell’essere che fatico a definire umano per interrompere la violenza su due bambini indifesi”… invece “…ha preferito la vita e l’esistenza dei suoi bimbi al rapporto con Essobti perché il figlio erano d’intralcio. Ed è assurdo che una mamma possa essere indifferente alla sofferenza dei suoi figli”.

Nella penultima udienze, Badre aveva letto una lunga lettera ai giudici nella quale chiedeva perdono perché “mi sono fumato un canna, uso sostanze stupefacenti quotidianamente” e quando “ho visto la struttura del letto rotta, mi venne un raptus, come se si fosse spento il cervello…”. E’ raptus la parola chiave sui cui si soffermano Tony Essobti Badre e il suo legale Pietro Rossi nel processo d’Appello che si sta celebrando a Napoli nel tentativo di ottenere un’attenuante ed evitare la condanna all’ergastolo.

In una precedente udienza, Badre aveva scritto un’altra lettera dove chiedeva al giudice di aiutarlo a capire “perché ho ricevuto un trattamento così duro. Ho sempre ammesso le mie responsabilità…”. Poi aggiunse: “Mi sono messo nel letto per rilassarmi un po’… verso le 8 e qualcosa, sentii che (i bambini, ndr) saltavano sul letto … mi è venuto un raptus di follia, mi si è spento il cervello, e li picchiai… ma non ho mai voluto ammazzarli”.

Secondo il legale Rossi “l’imputato ha compreso la gravità delle proprie azioni ma avverte la pena come ingiusta. In effetti la pena dimostra la tendenza punitiva della sentenza che non tiene conto né delle risultanze processuali né della situazione sociale ed umana di un ragazzo che vuole una rieducazione che l’ergastolo non potrà mai dargli“.

IL RACCONTO DELLA MADRE – Nel corso del processo di primo grado Valentina Casa descrisse la mattinata dell’orrore vissuta nell’appartamento di Cardito: “Non si fermava più… buttava mazzate e mentre picchiava i bambini le mazze si sono spezzate… In quel momento sembrava un diavolo… picchiava i bambini anche quando sono caduti…”. La donna riferì poi di aver subito violenze: “Mi ha tirato i capelli e mi ha dato un morso dietro i capelli”.

IL RACCONTO DELLA SORELLINA – Nel corso di una udienza, sempre nel processo di primo grado, del 30 ottobre 2019, l’agente della Questura di Napoli, intervenuto nell’ospedale pediatrico Santobono in quei drammatici giorni, ricorda l’incontro con la sorellina di Giuseppe, più grande di un anno, miracolosamente sopravvissuta alle violenze del compagno della madre. “Una scena raccapricciante, la bimba era totalmente sfigurata dalle botte, aveva lividi ovunque e faceva fatica anche a vedere”. Le parole della piccola al poliziotto sono state sin da subito chiare: “Dovete portate in prigione mio padre (il patrigno, ndr), la sera beve la birra e ci picchia, e mamma deve chiamare i carabinieri”.

 

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.