Non ci sarà nessun passaporto sanitario a regolare gli spostamenti tra le Regioni a partire dal 3 giugno, quando la mobilità dovrebbe essere ripristinata in tutto il Paese. A dichiararlo, in audizione presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, è stato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia. Due i motivi addotti dal ministro nell’escludere la cosiddetta patente d’immunità – della quale qualche Presidente di Regione aveva auspicato l’adozione per scongiurare ingressi dalle aree più colpite dal coronavirus, come Lombardia e Piemonte. La prima è di ordine costituzionale. La seconda di ordine scientifico.

“Invito a rileggere l’articolo 120 della Costituzione – ha spiegato Boccia – non per i poteri sostitutivi, ma la disciplina chiara che ricorda che la Regione non può istituire e adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e le cose, nel limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale“. Quindi è prima di tutto la carta fondante dello Stato a escludere l’adozione di un documento simile, sostiene il ministro. E poi, oltre al fatto che per “Costituzione non si può limitare la libera circolazione delle persone”, ha continuato Boccia, “c’è il fatto che gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari. E dunque non ci sono”.

Se tutte le regioni ripartono, ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione“, quindi non si distinguerà “tra cittadini di una città rispetto all’altra. Se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vorrebbe un accordo tra le parti”. L’adozione di patenti di immunità era stata paventata in particolare dalla regione Sardegna. La questione aveva portato a uno scontro dialettico tra il governatore Christian Solinas e il sindaco di Milano Beppe Sala. Alle attuali condizioni, anche secondo il sindaco di Napoli Luigi de Magistris non sarebbe il caso di riaprire agli spostamenti da Lombardia e Piemonte se non previo tampone.

Il ministro Boccia è tornato anche sulla sua altra proposta, quella degli assistenti civici: 60mila volontari che dovrebbero dare il loro supporto, pur senza essere pubblici ufficiali, al rispetto delle precauzioni anti-covid. “Il bando per gli assistenti civici è lo stesso dispositivo degli operatori socio sanitari per le carceri, senza ronde, milizie e guardie. Lì decidevano i direttori delle carceri, qui lo faranno i Comuni e i sindaci”.

Redazione